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Marzo 2005

Detta anche “polentone”, la polenta incatenata è diffusa soprattutto in Lunigiana, porzione di territorio a cavallo tra le Province di Massa Carrara e di La Spezia.
Malgrado il nome, si tratta ancora di una zuppa, spessa e nutriente, un tempo piatto fondamentale della alimentazione contadina. Per la preparazione è preferibile non utilizzare la classica farina gialla “bramata” a grana grossa, bensì una farina a macinatura più fine, come si usa in Lunigiana.
Gustatela accompagnata da un Rosso dei Colli di Luni DOC.

Per 6 persone

Un osso fresco di maiale
400 grammi di fagioli borlotti
2 cavoli neri
450 grammi di farina
formaggio grattugiato
olio extravergine
sale, pepe

Mettete la sera prima i fagioli a bagno; in alternativa, potete usare fagioli surgelati, sono eccellenti e non abbisognano di ammollo.
Cuocete l’osso di maiale (meglio se non del tutto scarnificato) per una mezz’ora in circa 3 litri di acqua salata, aggiungete i fagioli e dopo altri 15 minuti il cavolo nero, pulito e tagliato a strisce.
Continuate la cottura per altri 30 minuti.
Togliete l’osso, aggiungete la farina che verserete poco per volta affinché non faccia grumi e cuocete sempre mescolando per altri 45 minuti.
Dovrete ottenere una crema densa ma non soda, se asciugasse troppo aggiungete altra acqua bollente.
Versatela nelle scodelle, aggiungete un cucchiaio di olio crudo e abbondante formaggio e servite subito.
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