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Che cos'è il diabete?
Il diabete mellito è una delle malattie metaboliche più diffuse. E' una patologia cronica caratterizzata
da anomalie del metabolismo di carboidrati, proteine e lipidi. Si tratta di una condizione in cui l'organismo, nel suo insieme, non può trarre
beneficio dagli alimenti, nonostante questi siano regolarmente ingeriti e digeriti.
Il diabete è dunque un disturbo dell'utilizzazione del nutrimento da parte dell'organismo,
causato dalla carenza della secrezione e/o dall'azione dell'insulina, che determina
due conseguenze:
- Non potendo i nutrienti raggiungere due importanti distretti, i muscoli ed il
tessuto adiposo, questi utilizzano altri nutrienti a scopo energetico.
- I nutrienti non utilizzati si accumulano nel sangue. In particolare, il glucosio,
aumenta a livello tale da non poter essere riassorbito dai reni e quindi passa
nelle urine insieme a notevoli quantità d'acqua.
Il diabete mellito, dal greco "dià-baino" (passare attraverso), comprende un
gruppo di patologie geneticamente e clinicamente eterogenee nelle quali l'intolleranza
al glucosio è il denominatore comune. Oggi il termine è tuttora valido in quanto
serve a distinguere questo diabete da un'altra malattia, detta diabete insipido , anche se quando si parla semplicemente di diabete s'intende il diabete mellito.
Nonostante il diabete influisca sul metabolismo di tutti i substrati, per fare
diagnosi ci si riferisce alle anomalie della glicemia.
Classificazione del paziente diabetico e problematiche educative
Poiché la sindrome diabetica comprende numerose malattie che differiscono per
patogenesi, storia naturale e risposta al trattamento, è di vitale importanza
una classificazione dei pazienti e dei criteri diagnostici, che sia comunemente
accettata da tutti gli operatori sanitari. La classificazione più recente e accreditata
e quella dell'American Diabetes Association che ha pubblicato i nuovi criteri diagnostici e classificativi, necessari per
rispecchiare l'evoluzione delle conoscenze negli anni intercorsi dall'ultima classificazione
e per correggere il frequente impiego scorretto della vecchia terminologia, che
si basava sul tipo di trattamento più che sulla patogenesi.
La nuova classificazione del diabete mellito è riportata nella tabella:
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Classificazione proposta dall'ADA (American Diabetes Association)
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| Tipo 1 |
Distruzione delle cellule B, di solito porta ad una insulino-deficienza assoluta.
Ha due forme: Diabete Mellito Immuno-Mediato (Immune-Mediated Diabetes Mellitus) : Risulta da una distruzione mediata autoimmune delle beta cellule del pancreas.Diabete Mellito Idiopatico (Idiopathic Diabetes Mellitus) : Riferito a forme della malattia che non hanno eziologia conosciuta. |
| Tipo 2 |
Può variare da insulino-resistenza predominante con una insulino-deficienza relativa
ad una insulino-deficienza predominante con qualche insulino resistenza. |
| Diabete Mellito Gestazionale (GDM) |
Intolleranza al glucosio in gravidanza. |
| Altri tipi specifici di diabete |
Diabete causato da altre eziologie identificabili.
- Difetti genetici della funzione delle cellule beta (p.e., MODY 1, 2)
- Difetti genetici dell'azione dell'insulina
- Disturbi del pancreas esocrino (p.e., cancro del pancreas, cisti fibrosa, pancreatite)
- Endocrinopatie (p.e., di Cushing)
- Indotto da farmaci o agenti chimici (p.e., steroidi)
- Infezione (p.e., rubella, Coxsackie, CMV)
- Forme non comuni di diabete immuno-correlato8. Altre sindromi genetiche
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| Alterata Omeostasi Glicemica (IGH) |
Stato metabolico intermedio tra omeostasi glicemica normale e diabete. Fattore
di rischio per il diabete e malattie cardiovascolari.
Alterata Glicemia a Digiuno (IFG: Impaired Fasting Glucose) Glicemia a digiuno superiore alla norma, ma non patologica.Alterata Tolleranza al Glucosio (IGT: Impaired Glucose Tolerance) Glicemia superiore alla norma, ma non patologica, a seguito delle somministrazioni
di 75 grammi di glucosio. | |
Le sostanziali differenze che intercorrono fra i vari tipi di diabete concernono
sia le differenze di tipo anatomo-funzionale, sia e soprattutto i diversi tipi
d'interventi da applicare ai differenti pazienti; infatti il paziente di tipo
1 seguirà prevalentemente una terapia insulinica, il paziente di tipo 2 potrebbe
seguire una terapia esclusivamente dietetica, ipoglicemizzanti orali da soli, associati o sostituiti dall'insulina, secondo
lo stato di compenso metabolico. In relazione a questo avremo sicuramente la necessità
di fornire ai differenti pazienti dei supporti informativi completamenti diversi:
come bisogna somministrarsi l'insulina, per il tipo 1, come bisogna scambiare
gli equivalenti nell'alimentazione, in entrambi i tipi di diabete. Altro parametro
da tenere in considerazione è sicuramente quello relativo alle complicanze: per
esempio parleremo di microangiopatia diabetica prevalentemente per il tipo 1,
di obesità e rischio coronario nel tipo 2; parleremo ad entrambi del coma iperglicemico
ed ipoglicemico. Da ciò emerge quanto fondamentale sia una corretta classificazione
in modo da permettere agli operatori che la metteranno in pratica, di poter programmare
delle strategie educative d'intervento differenti a seconda del tipo di paziente
da trattare.
Attività fisica e diabete
I benefici dell'attività fisica per i soggetti diabetici sono notevoli: il compenso
glicemico, il profilo lipidemico ed il benessere generale migliorano con un'attività
regolare che abbia almeno la frequenza di 3 volte la settimana. Per quanto riguarda
in specifico i soggetti obesi si consigliano almeno 5 sedute settimanali. Idealmente
l'attività dovrebbe essere sia aerobica sia isometrica. L'attività fisica, in
particolare quella sportiva, è uno degli elementi fondamentali per il buon controllo
del diabete. Non va quindi vista come un evento particolare, bensì usuale nella
vita del soggetto diabetico. Può però accadere che un paziente non sia abituato
a sforzi fisici particolari, oppure che debba affrontare impegni agonistici che
richiedono un impegno fisico straordinario. Il corretto comportamento sarà di
fornire all'organismo l'apporto di glucosio necessario ad affrontare lo sforzo
fisico a cui va incontro. Negli altri casi è bene seguire i suggerimenti di seguito
riportati:
> Supporto alimentare per sforzi brevi:
| Glicemia |
Supporto alimentare(gr. di glucidi) |
Alimento (Equivalenti.) |
| <100 |
10 - 15 |
Pane (1/2 eq.); Frutta (1 eq.); Latticini (1 eq.) |
| 100 |
Non necessario |
Non necessario | |
> Supporto alimentare per sforzi protratti e intensità moderata:
| Glicemia(mg%) |
Supporto alimentare(gr. di glucidi) |
Alimento |
| <100 |
Subito 25 - 50, poi 10 - 15 prima di ogni ora successiva |
1 panino al prosciutto + 1 eq. di frutta o latte ogni ora successiva |
| Da 100 a 170 |
10 - 15 prima di ogni ora di attività |
1 eq. di frutta o latte |
| Da 170 a 250 |
Subito niente, poi 10 - 15 prima di ogni ora successiva |
1 eq. di frutta o latte prima di ogni ora successiva |
| Da 250 a 300 (chetonuria assente) |
Subito niente, poi 10 - 15 prima di ogni ora successiva |
1 eq. di frutta o latte prima di ogni ora successiva |
| Da 250 a 300 (chetonuria presente) |
Non iniziare l'attività |
Non iniziare l'attività | |
> Supporto alimentare per sforzi protratti e intensità elevata:
| Glicemia |
Supporto alimentare
(gr. di glucidi) |
Alimento
(Equivalenti) |
| <100 |
50 prima di ogni ora di attività |
1 panino al prosciutto + 1 eq. di frutta + 1 eq. di latte |
| Da 100 a 170 |
25 - 50 prima di ogni ora di attività |
1 panino al prosciutto + 1 eq. di frutta o latte |
| Da 170 a 250 |
Subito 10 - 15, poi 25 - 50 prima di ogni ora successiva |
1 eq. di frutta o latte subito; 1 panino al prosciutto + 1 eq. di frutta o latte
prima di ogni ora successiva |
| Da 250 a 300 (chetonuria assente) |
Subito niente, poi 25 - 50 prima di ogni ora successiva |
1 panino al prosciutto + 1 eq. di frutta o latte prima di ogni ora successiva |
| Da 250 a 300 (chetonuria presente) |
Non iniziare l'attività |
Non iniziare l'attività | |
> Prima di intraprendere un programma di attività agonistica o non agonistica
ma a lungo termine sottoporsi agli esami da sforzo.
> Evitare l'iniezione dell'insulina subito prima dell'attività sportiva nelle
zone più soggette a sforzo: l'afflusso maggiore del sangue provoca un assorbimento
maggiore d'insulina.
> Dopo sforzi fisici di notevole intensità è bene misurare la glicemia anche subito
dopo l'attività fisica.
La dietoterapia: il punto cardine dell'educazione al diabete
La dietoterapia si deve basare su una collaborazione che s'instaura fra i pazienti
e l'equipe medica e rappresenta un elemento importante nella pianificazione del
trattamento dei pazienti diabetici. Per alcuni il trattamento dietetico e l'attività
fisica, costituiscono gli unici mezzi d'intervento per il controllo delle eventuali
anomalie metaboliche associate al diabete; più di tutti questo riguarda maggiormente
i diabetici di tipo 2.
Gli obbiettivi dell'intervento dietetico nel diabete di tipo 2 sono:
- Mantenere la glicemia a livelli quasi normali
- Normalizzare l'assetto lipidico
- Stabilizzare il proprio peso corporeo entro certi canoni d'accettabilità
La maggiore difficoltà nell'attuare questo tipo d'interventi consiste proprio
nell'eterogeneità del diabete. Infatti, non esiste una singola modificazione alimentare
che possa darci insieme tutti gli obiettivi prefissati per tutti i pazienti osservati.
La diversità tra un paziente e l'altro, il tipo di terapia seguita, la capacità
stessa di apprendere ed elaborare le informazioni percepite, costituiscono le
maggiori difficoltà nell'educare i soggetti diabetici. Saranno i parametri metabolici
quelli che ci forniranno i risultati relativi al nostro successo o insuccesso
dietetico, infatti, i valori di HBA1C, della glicemia misurata domiciliarmente,
mediante glucoreflettometro, confermeranno o invalideranno la nostra strategia
d'intervento. Spesso e volentieri vi sono degli ostacoli che inducono in errore
i pazienti, per esempio:
- Un paziente particolarmente emotivo è portato ad iperalimentarsi;
- Consumare frequentemente i pasti fuori di casa e quindi scarso controllo del
peso degli alimenti;
- Rammarico nei confronti dei soggetti non diabetici che spinge i pazienti a desiderare
un periodo di libertà e quindi abbandono della dieta;
- Altro fattore, spesso non considerato, è la mancanza di un sostegno morale da
parte dei familiari, così il soggetto si sente abbandonato a se stesso in questo
difficoltoso percorso.
Come già anticipato, notevole importanza assume il controllo del peso corporeo,
come definizione pratica relativa al rischio per la salute viene utilizzato l'indice
di massa corporea (BMI). Questo viene calcolato come peso (Kg) / altezza (m2).
Poiché il peso corporeo condiziona l'insulino-resistenza, il fabbisogno insulinico
ed il conseguente controllo glicemico, un adeguato apporto calorico giornaliero
è complementare alla pianificazione alimentare. Tuttavia se il soggetto ha un
BMI normale non necessita di una modificazione sostanziale dell'apporto calorico.
Un'anamnesi del peso però è utile per identificare se il controllo del
peso costituisce un problema o no; quindi l'impiego di dietary recall delle 24
ore o di 3 giorni é utile per valutare l'apporto calorico e le abitudini alimentari.
Questa valutazione permetterà inoltre di poter quantizzare il consumo di grassi,
carboidrati e proteine, la ripartizione dei pasti e degli spuntini.Circa il 10
- 20% dei pazienti con diabete di tipo 2 hanno un BMI normale e possono quindi
non avere la necessità di modificare il proprio apporto calorico. Poiché tali
pazienti hanno trovato un modo per equilibrare la quantità di calorie da assumere
ed il consumo energetico, il punto della discussione nei loro confronti sarà indirizzato
sul contenuto di carboidrati della dieta, sulla suddivisione di quest'ultimi tra
pasti principali e spuntini. A differenza di questo tipo di pazienti circa l'80
- 90% dei diabetici di tipo 2 sono obesi, quindi la perdita di peso sarà uno degli
obbiettivi principali. La riduzione dell'introito calorico che porta ad una diminuzione
del peso corporeo di circa il 10 - 15%, migliora la sensibilità all'insulina e
la captazione di glucosio, riduce la secrezione insulinica e la produzione epatica
di glucosio. Per ottenere una diminuzione del peso corporeo grandi vantaggi si
raggiungono mediante un'adeguata restrizione calorica, da una modesta attività
fisica, dalla modificazione del comportamento alimentare e da un sostegno psicosociale.
La predisposizione genetica all'obesità, una possibile compromissione della regolazione
metabolica e dell'appetito, possono influenzare sulla capacità del soggetto a
perdere peso mediante questa terapia. In generale si è osservato che la massa
grassa corporea aumenta con l'aumentare dell'età; è ancora da stabilire se sia
dovuto ad un effetto dell'invecchiamento o ad una diminuzione delle masse muscolari
per mancanza d'esercizio.
Il grasso corporeo localizzato nella parte superiore del corpo aumenta il rischio
di andare incontro a diabete, malattie cardiovascolari ed ipertensione, utile
nella diagnostica è il WHR (Weist to Hip Ratio), in altre parole il rapporto tra
la circonferenza della vita e dei fianchi, che quando superiore ad 1, per l'uomo,
e 0.8, per la donna, indica un elevato rischio di mortalità per malattie cardiovascolari.
Bisogna prima informare i pazienti nella suddivisione dell'introito calorico anche
nei diversi nutrienti, proteine, carboidrati e grassi. Le raccomandazioni per
l'apporto proteico negli RDA (fabbisogno razionale giornaliero) è di 0.8 g/Kg
di peso corporeo /die per gli adulti. Per quanto riguarda i lipidi le anomalie
osservate, frequenti nel diabete di tipo 2, sono influenzate dal contenuto in
grassi della dieta come pure dal peso corporeo, da fattori genetici, dall'attività
fisica e dal compenso glicemico. L'ipertrigliceridemia e una bassa colesterolemia
HDL sono le più frequenti anomalie lipidiche nel diabete di tipo 2, che costituiscono
un fattore di rischio per malattie cardiovascolari (parecchi studi hanno dimostrato
che si ottiene un miglioramento della trigliceridemia con un apporto inferiore
al 30 - 35% di grassi delle calorie totali). Poiché l'apporto di grassi saturi
dovrebbe comprendere meno del 10% delle calorie totali ed i grassi polinsaturi
fino al 10%, qualsiasi incremento delle calorie derivanti dai grassi dovrebbe
derivare dai grassi monoinsaturi. L'apporto di colesterolo dovrebbe essere limitato
a meno di 300 mg/die. Per quanto riguarda l'apporto di carboidrati, si dovrebbero
personalizzare i tipi e le quantità che dovrebbero essere fornite in funzione
delle principali anomalie metaboliche che si cerca di migliorare. Comunque, i
carboidrati dovranno mantenersi entro il 55 - 60% delle calorie totali. Per controllare
se la dieta sarà indirizzata verso la direzione giusta si dovranno valutare periodicamente
i valori delle glicemie giornaliere e l'HBA1C, ed inoltre i valori di trigliceridemia
e colesterolemia. La ricerca clinica che studia l'impatto degli alimenti contenenti
carboidrati sulla risposta glicemica ha dimostrato che esistono alcune differenze
tra i carboidrati. Tradizionalmente si riteneva che gli amidi ed i cereali producessero
una risposta glicemica inferiore rispetto agli alimenti contenenti zuccheri, come
frutta e dolci. La ricerca ha invece dimostrato che: le catene più lunghe di glucosio
presenti nei carboidrati complessi, come gli amidi, non necessariamente determinano
una curva glicemica più piatta rispetto ai carboidrati semplici riscontrati negli
zuccheri.
I fattori come la lavorazione, la preparazione e la velocità di digestione influenzano
la risposta glicemica ad un alimento specifico.
Dal punto di vista clinico, il fattore più importante alla risposta glicemica
è il contenuto complessivo di carboidrati presenti nella dieta; mentre grassi
e proteine danno un contributo nel rallentare la velocità di digestione e di assorbimento
dei carboidrati spostando la curva di risposta verso destra. Ne consegue che,
stabilita la quantità di idrati di carbonio da fornire, questi dovrebbero essere
ripartiti fra pasti principali e spuntini, in modo da ottenere risposte glicemiche
ottimali. Altro fattore importante sono le fibre, forma non digeribile di carboidrati,
che contribuiscono a creare volume e sembrano rallentare la digestione e l'assorbimento
dei carboidrati. Le fibre solubili, come quelle ritrovate nella crusca d'avena
e nei legumi, possono smorzare la risposta glicemica, post-prandiale e ridurre
la colesterolemia. Al contrario le fibre non solubili, come quelle di frumento,
di numerosi frutti e vegetali, hanno uno scarso impatto sulla glicemia e sulla
colesterolemia, ma hanno una notevole azione sulla motilità intestinale. I pazienti
diabetici dovrebbero assumere una quantità giornaliera di fibre che soddisfi o
superi la raccomandazione dell'USDA di 25 gr/die. Frequentemente sono sostituiti
come dolcificanti agli zuccheri semplici, cioè glucosio e saccarosio, il sorbitolo,
il mannitolo ed il fruttosio. Ma il fruttosio contiene le stesse calorie del glucosio
e del saccarosio (4 Kcal/gr), quindi non può essere utilizzato a piacere, soprattutto
nelle diete ipocaloriche. Gli alcol-zuccheri sorbitolo e mannitolo possiedono
soltanto 2-3 Kcal/gr, ma si ritrovano spesso nei prodotti dopo l'aggiunta supplementare
di grassi. Essi possono determinare disturbi gastrointestinali, come meteorismo
e diarrea, quando assunti in quantità superiori a 30 gr/die. I dolcificanti non
calorici quali aspartame, saccarina ed acesulfame K hanno un potere dolcificante
200 volte superiore rispetto allo zucchero e sono utilizzati in quantità così
ridotte da non influenzare l'apporto calorico. Tuttavia questi dolcificanti possono
essere contenuti in alimenti fonti di carboidrati come per esempio il gelato,
biscotti e budini; quindi questi alimenti devono essere inseriti nella dieta in
modo adeguato.
Infine, per quanto riguarda l'apporto di vitamine e sali minerali, attualmente
non vi sono evidenti dimostrazioni di un aumentato fabbisogno, ma gli antiossidanti,
come il beta-carotene, la vitamina E e la vitamina C, sono stati ritenuti potenzialmente
utili nel ridurre il rischio di malattie cardiovascolari e di cataratta. Nella
tabella successiva sono riportate sommariamente le raccomandazioni da seguire
nella pianificazione della dietoterapia dei soggetti diabetici.
| CALORIE |
- Sufficienti a raggiungere e/o mantenere un peso corporeo ragionevole negli adulti,
una crescita ed uno sviluppo normali negli adulti e negli adolescenti ed un'adeguata
nutrizione durante la gravidanza e l'allattamento.
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| PROTEIENE |
- 10-20% delle calorie giornaliere
- Non oltre l'RDA per l'adulto (0.8 gr/Kg di peso corporeo) con segni di nefropatia
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| GRASSI |
- Grassi saturi <10% delle calorie giornaliere, <7% con colesterolemia LDL
elevata
- Grassi polinsaturi fino la 10% delle calorie totali
- I grassi rimanenti variano in funzione degli obiettivi del trattamento
- Circa il 30%, soggetti con peso ed assetto lipidico normale
- <30%, soggetti obesi e colesterolemia elevata
- < o = 40%, soggetti con trigliceridemia elevata non responsiva alla riduzione
dei grassi ed al calo ponderale
- In prevalenza grassi monoinsaturi
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| COLESTEROLO |
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| CARBOIDRATI |
- Differenza dopo il raggiungimento degli obiettivi per proteine e grassi
- La percentuale varia in funzione degli obiettivi del trattamento
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| DOLCIFICANTI |
- Il saccarosio non deve essere ridotto ma è un carboidrato da sostituire
- I dolcificanti calorici non offrono vantaggi rispetto al saccarosio e sono carboidrati
da sostituire
- I dolcificanti non calorici approvati dall'FDA sono sicuri
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| FIBRE |
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| SODIO |
- <3 gr/die
- <2.4 gr/die in caso d'ipertensione da lieve a moderata
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| ALCOL |
- Utilizzo moderato vale a dire <2 bevande alcoliche al giorno
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| VITAMINE E MINERALI |
- Come nella popolazione normale
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Advances in Carbohydrate Chemistry and Biochemistry
Alberti KGMM: Home monitoring - a tool to prevent complications: giornale italiano
di diabetologia, 1993
Aldo Maldonato: Il diabete istruzioni per l'uso, manuale per il paziente e la
famiglia, dicembre 1995
American Diabetes Association: Standards of medical care of patients with diabetes
mellitus (suppl. 1) S23-31, 1998
DIETE E DIABETE |