DIETA E OSTEOPOROSI
DIETA E OSTEOPOROSI
Si definisce osteoporosi una condizione di perdita di massa ossea e di minor
resistenza dello scheletro al trauma, anche di lieve entità, in grado di incrementare
il rischio e l'incidenza di fratture ossee. Le forme di osteoporosi comprendono
l'osteoporosi di tipo I, o postmenopausale, e l'osteoporosi di tipo II, o senile.
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Caratteristiche |
Osteoporosi di Tipo I (post-mestruale) |
Osteoporosi di Tipo I (senile) |
| Età di insorgenza |
40-45 anni |
> 70 anni |
| Principali cause di insorgenza |
Carenza di estrogeni |
Invecchiamento |
| Tipo di tessuto osseo interessato |
Prevalentemente spugnoso |
Spugnoso e corticale compatto |
| Siti di fratture |
Vertebre e radio distale |
Vertebre, anca, femore | |
Il mantenimento della massa ossea è assicurato da una serie di processi di
riassorbimento e di formazione di tessuto, regolati dall'attività di ormoni calciotropi
(PTH e calcitonina) e sessuali (estrogeni, androgeni) ed influenzati da molteplici
fattori che presentano diversa intensità con l'avanzare dell'età.

La massa ossea, dopo il raggiungimento della maturità scheletrica, è infatti
la risultante dell'entità del picco di massa ossea raggiunta nelle fasi di crescita
e di consolidamento dello scheletro, con velocità di perdita di tessuto osseo
condizionata dall'invecchiamento e, nella donna, anche dalla menopausa.
Si è a lungo dibattuto il ruolo del calcio, come elemento fondamentale al mantenimento
della massa scheletrica, e nella prevenzione e come terapia della malattia osteoporotica.
Numerosi studi hanno valutato gli effetti del calcio esogeno (immesso con l'alimentazione
o con l'integrazione) sia nel potenziare l'entità del picco di massa ossea, sia
nel rallentarne le perdite. Le più recenti indicazioni suggeriscono la necessità
di aumentare rispetto al passato i livelli raccomandati per l'assunzione di calcio.
Sono inoltre oggetto di ulteriori approfondimenti gli effetti sull'osso di altri
componenti della dieta, macronutrienti, vitamine e minerali, in grado di modificare
la biodisponibilità o l'escrezione fecale o urinaria del calcio e di influenzarne
quindi indirettamente il bilancio. Altri fattori (stato di nutrizione, sintesi
ormonali, ecc.), infine, svolgono un ruolo diretto nei confronti della massa ossea
o del rischio di osteoporosi.
Metabolismo del calcio
Il calcio corporeo è contenuto per il 99% nello scheletro. L'assorbimento del
calcio esogeno, cui si aggiunge la quota endogena (circa 100-200 mg/die) presente
nelle secrezioni digestive o nelle cellule della mucosa intestinale desquamate,
avviene prevalentemente a livello dell'ileo terminale (63%) tramite meccanismi
di trasporto attivo (mediati dalla vitamina D) ed in misura minore tramite diffusione
passiva; la sua entità è molto variabile (dal 30 a170%) ed è influenzata da diversi
fattori.
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Apporto esogeno di calcio
E' determinato dal contenuto in calcio nella dieta e quindi dalla scelta di alimenti
ricchi di calcio. L'assorbimento del calcio è inversamente proporzionale all'apporto.
Ogni incremento nell'apporto esogeno di calcio è associato quindi a un progressivo
calo nell'efficienza di assorbimento. L'entità di assorbimento del calcio esogeno,
viene influenzata dall'interazione nel lume intestinale del calcio con altri componenti
della dieta tra cui sostanze chelanti (fosfati inorganici, acido ossalico, acido
fitico, acido uronico) contenute in vari alimenti di origine vegetale, altri minerali
(competizione da parte del magnesio, del ferro o del rame), macronutrienti (l'assorbimento
del calcio viene incrementato da zuccheri tra cui soprattutto il lattosio e, al
contrario, ridotto dagli acidi grassi che formano con il calcio sali insolubili).
Anche il pH intestinale (acidità) svolge un ruolo nell'assorbimento. Un pH acido
incrementa la quota ionizzata del calcio e ne favorisce l'assorbimento mentre
un pH alcalino lo riduce.
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Stato fisiologico
In situazioni fisiologiche di crescita, gravidanza, allattamento caratterizzate
da un aumentato fabbisogno di calcio, l'assorbimento intestinale, mediato dalla
vitamina D, può aumentare anche fino al 75% dell'introito. I meccanismi di adattamento
nell'assorbimento intestinale del calcio si riducono tuttavia con l'età.
-
Escrezione del calcio
L'escrezione del calcio avviene attraverso l'intestino, le urine e la cute. Il
calcio escreto con le feci corrisponde alla quota non assorbita a livello intestinale.
Fabbisogni di calcio
Fase di raggiungimento del picco di massa ossea
Nell'infanzia e nell'adolescenza il tessuto osseo va incontro a complesse fasi
di sviluppo e di crescita trasversale e longitudinale che si concludono intorno
ai 15-20 anni. Il consolidamento strutturale dello scheletro, almeno per alcuni
segmenti ossei, si estende probabilmente anche alla terza decade di vita, determinando,
in tale periodo, un ulteriore incremento di massa ossea (di circa il 12%, sia
pure con una notevole variabilità individuale), fino al raggiungimento del picco
di massa ossea.
Fase di perdita di massa ossea
La perdita di massa ossea inizia già a partire dalla quarta decade di vita con
una evoluzione progressiva, accelerata poi nella donna dalla menopausa, e sostenuta,
nell'età più avanzata, dall'accentuarsi di particolari aspetti metabolici legati
all'invecchiamento. In donne adulte in età fertile apporti di calcio (da 900 a
1500 mgl die) superiori alle RDA sembrano indurre effetti positivi sulla massa
ossea.
In donne in fase di menopausa il cessare della produzione ovarica
di estrogeni determina una fase di perdita accelerata di tessuto osseo, particolarmente
elevata durante i primi 4-8 anni, sostenuta da un incremento del turnover osseo.
Si verifica un aumento dell'attività degli osteoclasti (da perdita dell'effetto
inibitore degli estrogeni), un'aumentata sensibilità dell'osso al PTH, una ridotta
secrezione di PTH mediata dall'ipercalcemia e un ridotto assorbimento di calcio
a livello intestinale associato ad ipercalciuria. Un aumentato apporto dì calcio
tramite supplementi si è dimostrato in questo periodo efficace nel rallentare
la perdita di massa ossea solamente a livello di alcuni segmenti ossei, con esclusione
del tessuto vertebrale. Altri Autori hanno tuttavia rilevato un effetto modicamente
positivo di una supplementazione di calcio anche a tale livello ma limitatamente
a soggetti che assumevano abitualmente quantitativi di calcio da bassi, (<
650 mg/die) ad intermedi (650-850 mg/die). Non sono inoltre disponibili dati relativi
agli effetti sulle ossa dell'anca. Nelle donne anziane la perdita di osso età-dipendente
è sostenuta da una riduzione dell'efficacia dell'assorbimento intestinale del
calcio (per un calo dei recettori intestinali per la vitamina D) e da un'aumentata
secrezione del PTH (mediata dal ridotto assorbimento intestinale del calcio).
In questo caso i fabbisogni di calcio siano elevati (1500 mg/die) essendosi particolarmente
ridotti con l'invecchiamento i meccanismi di adattamento intestinale ad un basso
apporto di calcio
Nei soggetti di sesso maschile, i dati forniti dalla letteratura sono carenti.
Dopo i 65 anni di età viene suggerito anche per loro un aumento dell'apporto di
calcio a 1500 mg/die. In alcuni soggetti anziani infine, indipendentemente dal
sesso, può essere necessaria un'integrazione di vitamina D.
Quote raccomandate di introito di calcio (mg/die)
| Età, anni |
RDA 1989 |
LARN 1996 |
NIH 1994 (*) |
| 1 |
400-600 |
500 |
400-600 |
| 1-10 |
800 |
| 800 (1-6 anni) |
1000 (7-10 anni) | |
| 600 (1-2 anni) |
800-1200 (6-10 anni) | |
| 11-29 |
1200 |
| 1200 (11-17 anni) |
1000 (18-29 anni) | |
1200-1500 (11-24 anni) |
| FEMMINE |
| 25-49 (età fertile) |
800 |
800 (30-49 anni) |
1000 |
| 50+ (o inizio menopausa) |
800 |
| 1000 con estrogeni |
1200-1500 senza estrogeni | |
| 1000 con estrogeni |
1500 senza estrogeni | |
| 60+ senza estrogeni |
800 |
1000 |
1500 (> 65 anni) |
| MASCHI |
| 25-59 |
800 |
800 (30-59 anni) |
1000 (25-65 anni) |
| 60+ |
800 |
1000 |
1500 (> 65 anni) | |
(*) National Institutes of Health, USA
Ruolo di altri fattori nutrizionali
Proteine
Un introito elevato di proteine determina un incremento dell'escrezione urinaria
di calcio.
Fosfati
I fosfati esogeni possono avere un effetto chelante sul calcio riducendone l'assorbimento
a livello intestinale, tuttavia, favorendone a livello renale il riassorbimento,
presentano una correlazione inversa con la calcìuria.
Sodio onviene moderare l'apporto di sodio, mantenendolo entro i quantitativi raccomandati
dalle RDA o dai LARN, soprattutto in soggetti la cui dieta sia povera di calcio
e/o di fosfati e ricca di proteine.
Fluoro
L'arricchimento in fluoro della componente minerale del tessuto osseo ne modifica
le caratteristiche, rendendolo maggiormente compatto e allo stesso tempo meno
elastico e meno resistente al trauma. Gli studi attualmente disponibili non hanno
ancora sufficientemente chiarito gli effetti di supplementi di fluoro sull'osso
e non è possibile quindi trarre indicazioni nutrizionali certe.
Alcol
L'abuso cronico di sostanze alcoliche determina effetti negativi a livello della
maggior parte di organi e apparati, compreso il tessuto osseo. Negli epatopatici
cronici etilisti è stata rilevata una più elevata incidenza di osteoporosi e di
fratture.
Caffeina
Apporti elevati di caffeina (intorno ad 1 g/die) possono incidere negativamente
sul bilancio del calcio.
Apporto dietetico di calcio
Un apporto adeguato di calcio assorbibile è assicurato soprattutto dal consumo
di latte e dei suoi derivati.
Oltre ai latticini, gli alimenti relativamente ricchi di calcio sono alcune varietà
di verdure a foglia verde caratterizzate anche da un basso contenuto di ossalati
e da un assorbimento frazionale di calcio elevato, e quindi da un'ottima biodisponibilità
(ad esempio: broccoli, cavolini di Bruxelles, verze, cavoli), alcuni prodotti
ittici conservati con lo scheletro sottolio o in salamoia (quali ad esempio salmone,
sardine, alici), i legumi, alcuni prodotti della soia, i cereali integrali, alcune
varietà di frutta secca (soprattutto di tipo oleoso quali le mandorle, le noci,
ecc.). Tuttavia il basso rapporto tra concentrazione di calcio ed unità di peso
che caratterizza la maggior parte degli alimenti, ad esclusione di quelli appartenenti
al gruppo dei latticini, ne richiede, per raggiungere l'equivalenza del contenuto
in calcio proprio del latte, introiti in genere elevati.
Integrazione
Qualora non sia possibile raggiungere un apporto adeguato di calcio con l'alimentazione
naturale è possibile utilizzare supplementi di calcio (1-2 g/die) sotto forma
di sali. Sono disponibili preparazioni caratterizzate da un diverso contenuto
percentuale di calcio, tra cui, in ordine decrescente: il carbonato di calcio
(40% di calcio), il citrato (21%), il lattato (13% ) ed il gluconato (9%). L'integrazione
con i sali di calcio può tuttavia presentare effetti collaterali quali stipsi,
acidità gastrica, ipercalcemia, ipercalciuria, aumentato rischio di calcolosi
renale (soprattutto nei soggetti predisposti). Gli effetti collaterali sembrano
essere minimizzati e l'utilizzazione migliorata, qualora i supplementi vengano
assunti con i pasti ed in dosi frazionate. Il citrato di calcio sembra associato
a una minor incidenza di effetti collaterali.
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