INTRODUZIONE AL KENDO, LA VIA DELLA SPADA
INTRODUZIONE AL KENDO, LA VIA DELLA SPADA |
A cura di Lidia Katia C. Manzo | Il kendo è la leggendaria scherma tradizionale dei Samurai, letteralmente Via (“do”)
della spada (“Ken”). Arte marziale giapponese per eccellenza, si pratica utilizzando lo
shinai, un bastone formato da quattro canne di bambù, in sostituzione della vera e
propria spada, la katana. Durante l’allenamento il corpo viene protetto da una armatura, bogu, formata da maschera, corpetto, guanti e un paraventre. Lo shinai viene usato
con entrambe le mani e il colpo deve essere inferto come si farebbe con una vera
spada: non si deve quindi “battere” come con un normale bastone, ma “tagliare”
sui punti prestabiliti del corpo in modo da procurare una ipotetica morte o messa
fuori combattimento dell’avversario.
Ma che cosa è il kendo? È la più antica arte marziale e, con il Sumo, l’unica autoctona del Giappone.
Alcuni la fanno derivare dalla scherma cinese unicamente perché scambiano le tecniche
di costruzione delle spade usate nel Katai con l’impiego dell’arma stessa; ma
la Katana è inconfondibilmente giapponese e l’impiego che ne fece la nobiltà guerriera
è magistralmente descritto in volumi celebrati. Poco reclamizzata ai giorni nostri
da film o personaggi spettacolari, la scherma giapponese è stata meno divulgata
del karate, ad esempio, il quale è, si noti, poco praticato nella terra del Sol
Levante. Il kendo invece conta milioni di appassionati ed è inserita come materia
nelle scuole dell’obbligo fin dalle elementari. Il kendo è anche sport, ma non solo. Come tutte le arti marziali, in special modo la spada che affonda le sue radici
in tempi antichissimi, conserva lo studio delle buone maniere, della cortesia e della filosofia del
combattimento, l’accettazione serena di una vittoria o di una sconfitta. Un approccio decisamente diverso dalle moderne attività sportive, votate all’agonismo
più estremo che troppo spesso dimenticano il ruolo dell’educazione e della crescita
dell’individuo. La storia del kendo fu tratteggiata in epoche successive dallo
Zen e dal Confucianesimo. Questi insegnamenti aiutano la pratica da un punto di
vista morale e filosofico. La fedeltà alla parola data, il superamento della paura
della morte, la sopportazione del sacrificio sono tutti elementi comuni al Kendo.
Se consideriamo che questa era l’arte marziale della Nobiltà Guerriera giapponese,
appare chiaro come la formazione del praticante venisse basata sia sullo studio
della tecnica che della filosofia.
Le virtù fondamentali possono essere sintetizzate in:
- benevolenza
- giustizia
- etichetta
- correttezza
- saggezza
- sincerità
Il comportamento di un buon praticante deve sempre tener conto di questi aspetti;
non rispettarli o trascurarli significa non praticare correttamente il Kendo e
quindi col tempo perdere il contatto con la vera disciplina.
Il kendo moderno è una forma di budo da dojo, cioè trova le condizioni ideali
di esecuzione nella sala di pratica, o dojo. La postura da assumere è estremamente eretta e quindi naturale. Lo sforzo da
compiere nell'allenamento diretto tende allo sviluppo della maturità spirituale
dell'individuo, la sua "abilità interiore", uno stato che porta al pensiero riflessivo
e all'introspezione. La diffusione del kendo come sport si giustifica solo nell'intenzione
di fare diventare questa arte un veicolo di trasmissione dello spirito del kendo
in sintonia con la tradizione e nel rispetto di essa.
Kendo e filosofia
Dalla fusione di tecnica e spirito si può iniziare il cammino lungo la via della
spada.
Il kendo è sì una scherma, ma soprattutto un’arte che si accompagna alla vita e le va
accanto procedendo e seguendo i moti dello spirito - Shin in giapponese, parallelamente all’Estetica e alla bellezza delle linee eleganti.
Occorre coltivare un'essenza spirituale la cui profondità e complessità risale
all'arte classica della spada giapponese. La spada è una via per disciplinare
il carattere umano attraverso l'applicazione dei principi del katana, un'arte
che insegna la disciplina, e un'attività che permette l'esercizio fisico.
Il vero scopo del kendo è imparare a risolvere i problemi della vita senza sguainare
la spada.
Non è il perfezionamento di una tecnica fisica, ma lo sviluppo di una mente fluida
e sensibile, in grado di reagire a qualunque problema si pari di fronte, istintivamente,
senza timori né esitazioni, indipendentemente dalla situazione. Tale linea di
pensiero deriva da concezioni anteriori all'era Tokugawa, come il principio Muteka tsu - vittoria senza l'uso delle mani, di Tsukahara Bokuden (1490-1571) e la dottrina Muto - assenza di spada di Yagyu Tajima no Kami (1527-1606). Altro importante personaggio, Y Amaoka Tesshu
(1837-1888), riteneva che chi porta una spada deve adeguarsi allo spirito nel
quale essa è stata forgiata. I maestri forgiatori come i famosi Masamune lo facevano
con lo spirito di Nukazu Nisumu che significa dirimere le dispute "senza sguainare la spada". Per applicare questo principio al kendo, paradossalmente, occorre apprendere
in che modo estrarre e utilizzare la spada.
La spada giapponese e lo iaido Creare l'emozione attraverso la resistenza all'emozione
Lo iaido ed il kendo sono strettamente collegati. Lo iaido consiste nell'allenamento base del maneggio della spada, il kendo è l'applicazione pratica di questi movimenti. Perché lo iaido, creato come tecnica
per uccidere, sopravvive nella società moderna? L'idea fondamentale dello iaido
non è quella di attaccare per primi un avversario; è stato piuttosto concepito
quale tecnica di auto-difesa. Salvo un paio di eccezioni, i kata (le forme) sono pensati per rispondere agli attacchi portati da altri e quindi
non si attacca mai per primi.
L'essenza dello iaido è nota come Saya no uchi, letteralmente dentro il fodero, per vincere senza sfoderare. Una volta che la spada è sguainata uno dei due combattenti cadrà sicuramente.
Ma se si riesce a raggiungere uno stato di armonia con l'altro è possibile evitare
un inutile conflitto e viene meno la necessità di estrarre la spada. L'ideale
è che il carattere dell’allievo venga forgiato attraverso l'allenamento in modo
che, l'avversario perda ogni sentimento di antagonismo ed i due raggiungano l'armonia.
Così come in tutte le arti marziali, all'inizio l'allenamento dello iaido si
concentra sulla tecnica per poi passare gradualmente, mano a mano che l'abilità
migliora, alla vera disciplina. Un allievo con un allenamento spirituale insufficiente,
per quanto bravo tecnicamente, diventerà estremamente nervoso nei momenti critici
e verrà sconfitto. Molti tra coloro che venivano considerati maestri dell'arte
praticavano regolarmente la meditazione Zen. Vi è un profondo legame tra il concetto
buddista Zen di vuoto e lo spirito delle arti marziali. Il vuoto implica il distacco
da tutte le cose mondane. Più si desidera vincere o si teme la morte meno il proprio
corpo obbedirà alla propria volontà. Se si riesce a raggiungere uno stato di vuoto
non ci sarà nulla da perdere e pertanto sia il corpo sia la mente saranno liberi.
Uno degli obiettivi della pratica del kendo oggi potrebbe essere il raggiungimento
di questa libertà spirituale. |
Autoritratto di Miyamoto Musashi (1584-1645), forse il più noto tra i Samurai
di tutti i tempi
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Ogni volta che si termina una lezione di kendo ci si sente calmi e felici.
Allontanarsi dallo stress della vita quotidiana per concentrarsi esclusivamente
sul maneggio della spada aiuta a ritrovare il gusto per quei piccoli e preziosi
momenti che ci rendono felici.
La parola “pace”, in giapponese, si scrive con due ideogrammi che rappresentano
rispettivamente la tranquillità e l'armonia. Quando si raggiunge la calma mentale
e si armonizza con gli altri, la spada non è più mezzo per uccidere ma tecnica
per far vivere, per permettere a sé stessi ed agli altri di continuare a vivere.
Da strumento di guerra, il kendo viene trasformato in strumento di pace.
Benché le arti marziali giapponesi tradizionali quali il kendo, lo iaido, il
karate, il judo e l'aikido siano sport da combattimento messi a punto per sconfiggere
l'avversario, la loro reale essenza consiste nel disciplinare la mente attraverso
l'allenamento tecnico.
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Bibliografia:
- Manuale di Kendo (Edizioni AMP)
- Fundamental Kendo (Japan Publications, Inc., Tokyo)
- Atti del Convegno “Arti da Maestro - Percorsi di Pace” Kendo a cura di Paolo
Vanelli (Bologna 2002)
- Lo Zen e la spada (Luni Editrice)
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