GLI OSTACOLI
ATLETICA LEGGERA |
A cura del Prof. Mario Testi
Testo del Prof. Edo Patregnani
Docente di Atletica Leggera
presso la Facoltà di Scienze Motorie
dell’Università di BolognaDocente di Atletica Leggera
presso la Facoltà di Scienze Motorie
dell’Università di Bologna | Nelle primissime gare gli ostacoli erano infissi nel terreno e ciò comportava
una tecnica di superamento impacciata, per paura dell'impatto sull'attrezzo. In
seguito all'avvento delle barriere mobili, costruite inizialmente in legno a forma
di "T" rovesciata e successivamente in metallo con zavorra alla base, fu consentito
all'atleta anche l'abbattimento dell'ostacolo (purché non intenzionale), dato
che ogni contatto ne avrebbe rallentato l'azione. L'ostacolista è considerato
a tutti gli effetti un velocista. Si differenzia da quest'ultimo per la tecnica
specifica di superamento dell'attrezzo che l'obbliga ad una corsa con ampiezza
predeterminata, con scelte ritmiche precise, indipendentemente dalla lunghezza
degl'arti inferiori.
Caratteristiche fondamentali dell'ostacolista sono:
- una padronanza assoluta del proprio corpo che consenta, anche urtando la barriera,
un'immediata correzione posturale;
- un'alta sensibilità ritmica tra gli ostacoli;
- una spiccata mobilità articolare soprattutto a livello dell'articolazione coxo-femorale
(anca).
In tutte le gare ad ostacoli (100, 110, 400 metri) le barriere da superare sono
sempre 10!

m. 110 hs. maschili
L'atleta, pur dovendo rispettare i canoni della corsa veloce, deve avanzare ad
anche alte per consentire un miglior attacco, dall'alto, dell'ostacolo posto a
106.7 cm d'altezza.
Dai blocchi al 1° ostacolo percorre 13,72 metri a
velocità elevata ma controllata, per impostare al meglio il primo passaggio non
compromettendo i successivi. L'attacco della prima gamba avviene con una accentuata
elevazione del segmento ginocchio-coscia con rapido ritorno a terra dell'arto,
subito dopo l'ostacolo (a poco più di un metro) per evitare qualsiasi rallentamento
dell'azione. La gamba di stacco (la seconda), terminata la spinta, è richiamata
alta verso il gluteo con un movimento semicircolare per fuori-alto. Sull'ostacolo
tutto l'arto è flesso e parallelo al terreno, poi si distende verso il basso per
continuare l'azione di corsa. La distanza di 9,14 metri tra gli ostacoli è coperta
con tre passi utilizzando una perfetta azione ritmica. Infatti, il "ritmo" è una
componente essenziale della gara e una qualità fondamentale per gli specialisti
della disciplina.
Record:
C. Jackson (Gr. B.): 12". 91 nel 1993.
m. 100 hs. femminili
Alla prima ammissione ai Giochi di Amsterdam nel 1928, la gara si disputò su
80 metri. Solamente nel 1968 la distanza fu portata a 100 m., mentre i 400 furono
introdotti più tardi negli anni '70. L'azione sulle barriere dell'ostacolista
è simile a quella degli uomini ma è facilitata dalla minor altezza degli ostacoli
(84 cm).
Record:
Y. Donkova (Bulg.): 12". 21 nel 1988.
m. 400 hs
E' una gara di regolarità come quella sul piano, dove l'atleta deve saper distribuire
bene lo sforzo, utilizzando un ritmo cadenzato e preciso per presentarsi alla
giusta distanza su ogni ostacolo, utilizzando sia 13 (pochissimi ci riescono)
che 16 passi, alternando, in quest'ultimo caso, la gamba d'attacco. La relativa
altezza delle barriere (cm. 76,2 per le donne e cm. 91,4 per gli uomini) consente
di emergere anche ad atleti non altissimi, purché capaci di esprimere consistenti
velocità medie. Per la fatica che comporta la gara, si tende a affermare che il
10° ostacolo è più alto degli altri. Infatti, gli inglesi lo chiamano "la collina che spezza il cuore! ".
Records:
Uomini: K. Young (Usa): 46". 78 nel 1992.
Donne: K. Batten (Usa): 52". 61 nel 1995. |