I LANCI ATLETICA LEGGERA
ATLETICA LEGGERA |
A cura del Prof. Mario Testi
Testo del Prof. Edo Patregnani
Docente di Atletica Leggera
presso la Facoltà di Scienze Motorie
dell’Università di BolognaDocente di Atletica Leggera
presso la Facoltà di Scienze Motorie
dell’Università di Bologna |
Per accelerare le masse degli attrezzi da lanciare, sono necessarie elevate forze
muscolari. Queste agiscono attraverso una complessa catena cinetica, che va dai
piedi al braccio lanciante dell'atleta. Quest'applicazioni di forza veloce, risultano
efficacemente utilizzabili se sorrette da una tecnica esecutiva che rispetti i
principi della biomeccanica. La gittata dei singoli attrezzi (peso, disco, giavellotto
e martello) è determinata anche dall'angolo d'uscita ottimale e dalle condizioni
aerodinamiche dell'attrezzo medesimo che, per disco e giavellotto, influenzano
la balistica della traiettoria.
Getto del peso
E' una specialità che ha origine nelle feste popolari delle isole britanniche,
con l'utilizzo d'attrezzi non standardizzati. Nell' 800, il peso fu fissato in
16 libbre, corrispondenti Kg. 7,257 di peso che tutt'ora, per regolamento I.A.A.F.,
è usato nelle gare maschili. L'attrezzo per le competizioni femminili è di Kg.
4. Il getto del peso ha un tempo esecutivo ridottissimo, circa un secondo. Il
lanciatore, forte muscolarmente, deve essere estremamente dinamico nell'azione.
Le tecniche adottate agli albori della specialità, erano generalmente dettate
da interpretazioni personali, con scarso sfruttamento dell'azione delle gambe.
Negli anni '50 l'americano Parry O' Brian modificò, in parte, la tecnica di lancio,
razionalizzandola e sfruttando maggiormente la forza degli arti inferiori. Non
più una traslocazione laterale ma "dorsale" che permetteva una maggiore torsione
del busto nell'azione finale. L'atleta, con anticipo delle anche, si raddrizzava
e con un'azione "catapulta" spingeva il peso ad una velocità di circa 14 metri
al secondo. Negli ultimi anni alla tecnica "dorsale" si è affiancata quella "rotatoria",
simile a quella del lancio del disco, che permette di aumentare la velocità d'uscita
dell'attrezzo.
Records:
Uomini: R. Barnes (Usa): m. 23,12 nel 1990.
Donne: N. Lisovskaya (Urss): m. 22,63 nel 1987.
Lancio del disco
Il lancio è universalmente riconosciuto come un'azione atletica "classica". Di
origini remote (la statua del famoso discobolo greco di Mirone (V secolo a.C.)
n'è una tangibile testimonianza) era praticato in antichità con attrezzi maggiorati
sia per diametro sia per peso. Nelle gare odierne il peso è di 2 Kg. per gli uomini
e 1 Kg. per le donne. Il disco rappresenta una disciplina nella quale agiscono,
prevalentemente, forze rotatorie. L'atleta, mentre ruota in pedana, esegue anche
un avanzamento verso la zona di lancio e, nel compiere il movimento, genera una
forza centrifuga progressiva sul suo asse verticale. Questa forza deriva da una
velocissima rotazione-traslocazione-giro delle gambe, mentre l'asse formato dalle
spalle-braccio lanciante e disco, rimane sempre arretrato. Nella fase finale del
lancio la catena cinetica, che inizia dagl'impulsi dei piedi per finire con l'azione
frustata del braccio, porta il disco ad uscire dal basso verso l'alto, con un
angolo di proiezione ottimale. La rotazione giroscopica, dell'attrezzo, favorisce
una maggiore penetrazione-stabilità dello stesso in aria.
Records:
Uomini: J. Schult (G. Est): m. 74,08 nel 1986.
Donne: G. Reinsch (G. Est): m. 69,40 nel 1988.
Lancio del martello
L'attrezzo è costruito da una testa sferica di metallo dalla quale parte un filo
d'acciaio che termina con una impugnatura triangolare. Il tutto per una lunghezza
di circa 120 cm., per complessivi 7,260 Kg. (4 Kg. per le donne). Le forze che
il lanciatore esercita sull'attrezzo, sono applicate all'impugnatura e trasmesse,
tramite il filo, alla testa del martello. Questo, in uscita, esprimerà una velocità
finale proporzionata all'entità delle forze impresse. Dal punto di vista fisico,
gli impulsi di forza applicati dall'atleta generano un moto uniformemente accelerato.
Il lanciatore impugna l'attrezzo con entrambe le mani e ruota all'interno della
pedana, trasmettendo alla sfera (che si muove su di un'orbita circolare) una progressiva
velocità "angolare". Nei movimenti rotatori, l'equilibrio dinamico mantenuto dall'atleta
riveste un'importanza fondamentale per la buona riuscita del lancio. Egli esegue
le rotazioni sul suo asse longitudinale, facendo sempre "perno" sul piede interno,
provocando un'inclinazione progressiva del piano orbitale del martello e terminando
l'azione con la distensione completa delle gambe, del tronco, cui fa sempre seguito
una potente "frustata" delle braccia che lasciano l'attrezzo con traiettoria di
poco inferiore ai 45°.
Records:
Uomini: Y. Sedykh (Urss): m. 86,74 nel 1986.
Donne: M. Melinte (Rom.): m. 76,07 nel 1999.
Lancio del giavellotto
Le prime notizie storiche sul lancio ci provengono dall'antica Grecia, più precisamente,
dagli scritti di Senofonte, 776 a.C.. Nonostante questa tradizione ultra millenaria,
nel periodo di rinascita dello sport moderno la gara acquista ufficialità soltanto
alla quarta edizione delle Olimpiadi (Londra, 1908). Nella ricerca di migliorare
sempre di più la struttura aerodinamica, per un maggior "veleggiamento" in aria,
l'attrezzo ha subito nel tempo continue modifiche strutturali, pur restando sempre
nei limiti regolamentari di peso: 800 g per gli uomini e 600 g per le donne. Quando
U. Honn, nel 1984, con un lancio raggiunse la misura di m. 104,80 la I.A.A.F.,
per garantire più sicurezza negli stadi, intervenne modificando il regolamento
sulla costruzione del giavellotto spostando il suo baricentro alcuni centimetri
più avanti. Ciò ha permesso una traiettoria con parabola discendente più rapida,
favorendo un atterraggio più netto dell'attrezzo (con la parte anteriore: il regolamento
annulla i lanci che atterrano "di pancia" o con la zona posteriore), limitando
di fatto i rischi d'incolumità generale. Attualmente, i record della specialità
sono ufficializzati solo se ottenuti con il nuovo attrezzo. Il giavellotto è l'unico
lancio atletico dove è permessa una rincorsa. Infatti, l'azione non si esegue
su una pedana circolare ma su una vera e propria zona di rincorsa, lunga almeno
30 metri. Come per tutte le gare di lancio, lo scopo primario della performance
è di ottenere la massima velocità d'uscita dell'attrezzo. Questa si ottiene attraverso
il rispetto della catena biocinetica nel finale di lancio. Al termine della rincorsa,
l'atleta, raggiunge una posizione di massima tensione muscolare con un atteggiamento
"ad arco" ed il posizionamento del giavellotto, sfilato dietro, con il braccio
in estensione. Da questa posizione il giavellottista inizia l'azione di lancio
che si conclude, anche in questo caso, con la "frustata" del braccio lanciante
a seguito del preventivo intervento di: gambe, anca, tronco, spalla.
Records:
Uomini: J. Zelezny (R. Ceca): m. 98,48 nel 1996.
Donne: T. Hattestad (Nor.): m. 69,48 nel 2000. |