SCIALPINISMO Sport e modo di vivere
SCIALPINISMO |
A cura di Renzo Zonca | Il fascino di questa disciplina sportiva è difficile da descrivere a parole,
ma forse risiede nel suo stesso nome: sci più alpinismo. In pratica, l'unione
di due tra gli sport più belli ed esaltanti della montagna. Le impagabili soddisfazioni
dell'alpinismo si uniscono così all'allegria tipica dello sci da discesa, creando
una "miscela" unica, che per molti è più di un semplice sport: è uno stile di
vita. Certo, occorre una certa preparazione ed esperienza, ma meno di quanto si
possa immaginare.
Cos'è lo scialpinismo
Prima di tutto, cosa si intende per scialpinismo? Secondo il dizionario, si tratta
di una "attività sportiva che utilizza gli sci per effettuare ascensioni ed escursioni
in montagna, caratterizzate da notevole dislivello e discese fuori pista".
In altri termini, lo scialpinismo è il modo probabilmente più completo e affascinante
per percorrere e scoprire la montagna innevata, basandosi sull'unione di due discipline
sportive anch'esse di grande fascino: l'alpinismo e lo sci da discesa. Tuttavia,
occorre precisare un fatto molto importante: per fare scialpinismo non è indispensabile
essere "alpinisti". Il più delle volte, è sufficiente essere dei buoni "escursionisti",
ben allenati fisicamente, preparati tecnicamente, ma non certo dei superuomini
o degli "scavalcamontagne". Questo per dire che lo scialpinismo non è uno sport
per pochi. Con le dovute cautele, e con un approccio corretto, si tratta di una
disciplina sportiva alla portata di molti, in grado di regalare grandissime soddisfazioni,
e con molti meno pericoli di quanto comunemente si possa pensare.
L'escursione in sintesi
Un'escursione scialpinistica è in tutto simile a un' escursione estiva, con l'ovvia
e fondamentale differenza che la montagna è innevata. Per la salita si utilizzano
gli sci, dotati di appositi attacchi mobili, che permettono di alzare il piede,
come in una vera camminata. Sotto gli sci si fissano le cosiddette pelli di foca
(oggi sintetiche) che permettono agli sci di scivolare in avanti, ma non all'indietro.
La salita si svolge spesso seguendo l'itinerario estivo, con le necessarie "varianti"
dettate dal terreno innevato. Sui tratti più ripidi e sulle creste, sarà necessario
procedere a piedi, usando nel caso la tipica attrezzatura alpinistica: ramponi,
piccozza e corda. La discesa, si svolgerà ovviamente su neve non battuta artificialmente.
Ciò significa che ci potranno essere sciate memorabile in neve fresca o su neve
primaverile, come pure discese "da incubo" su neve marcia o peggio crostosa, quasi
più faticose della salita.

Classificazione delle difficoltà scialpinistiche
Gli itinerari sono generalmente classificati secondo la scala Blachère, che valuta
un percorso con riferimento alle capacità dello sciatore: |
| Le pendenze sono moderate e lo sciatore deve essere in grado di muoversi con
sicurezza su pendii aperti, ma anche con neve difficile. I boschi possono essere
fitti e accidentati. |
| La pendenza dei pendii può arrivare ai 30 gradi e su di essi lo sciatore deve
sapersi muovere, curvare e arrestare con sicurezza e nel punto prescelto (anche
con neve difficile). I boschi possono essere anche molto fitti, ripidi e accidentati.
|
| La pendenza è notevole (anche 40-45 gradi) e lo sciatore deve sapersi muovere
con sicurezza, anche con neve difficile e tenendo conto dell'esposizione e di
numerosi passaggi obbligati. | |
| L'aggiunta della lettera "A" (Alpinista) indica che l'itinerario richiede - o potrebbe richiedere, in particolari
condizioni - anche capacità alpinistiche, con l'uso delle relative attrezzature
(corda, ramponi e piccozza).
In genere le difficoltà sono riferite alla montagna in condizioni "medie". Uno
stesso itinerario, quindi, potrebbe risultare più o meno difficile, anche in misura
rilevante, a seconda delle effettive condizioni di innevamento. Un accenno anche
ai boschi, il cui progressivo inselvatichirsi e infittirsi rende il loro attraversamento
- in assenza di evidenti sentieri e mulattiere - sempre più problematico e laborioso. |
Non per tutti, ma per molti
Come accennato, lo scialpinismo non è una pratica sportiva riservata a pochi
"superuomini". Dando per scontato un approccio graduale e rispettoso delle proprie
capacità, ogni buon escursionista estivo che sia anche sciatore, può dedicarsi
con ottimi risultati allo scialpinismo. In particolare, non è necessario essere
un "buon" sciatore, mentre è sicuramente consigliabile essere un buon escursionista.
In pratica, la condizione fondamentale per praticare lo scialpinismo è "conoscere
la montagna in estate e frequentarla con regolarità". Compiere tre o quattro escursioni
in montagna al mese, anche di buon impegno (dislivello superiore ai mille metri),
rappresenta di fatto un allenamento fisico sufficiente per poter compiere, nell'inverno
successivo, escursioni scialpinistiche di soddisfazione. L'ideale sarebbe poi
aggiungere un programma di allenamento fisico specifico (due - tre ore settimanali)
specie in previsione di escursioni invernali di un certo impegno.
Viceversa, è poco importante "saper sciare bene in pista": nello scialpinismo,
lo "stile sciistico" è l'ultima cosa che interessa. L'importante è scendere a
valle in sicurezza, con qualsiasi tipo di neve, su qualsiasi grado di pendenza,
sui pendii più liberi come nei boschi più intricati, sul ghiaccio come nella neve
fradicia e "marcia". Non di rado, una salita scialpinistica può durare tre, quattro,
cinque ore, con uno zaino che può pesare tranquillamente quindici chilogrammi.
E' quindi naturale che, nella successiva discesa, la stanchezza cominci a farsi
sentire, imponendo uno stile sciistico essenziale, senza fronzoli e finezze, che
privilegi prima di tutto la sicurezza. Non è quindi raro il ricorso anche allo
"spazzaneve", o alla discesa in "derapata" sui tratti più ripidi o accidentati.
L'importante è quindi "scendere sempre e comunque, non importa con quale stile".
Per chi volesse avvicinarsi allo scialpinismo, l'ideale è frequentare uno dei
numerosi corsi organizzati dal Club Alpino Italiano, o appoggiarsi, se possibile,
ad amici esperti, iniziando a seguirli nelle escursioni più facili, rispettando
sempre il principio basilare della massima gradualità.
Preparare l'escursione
La preparazione di una salita scialpinistica è sostanzialmente analoga alla preparazione
di un'escursione estiva, ma sicuramente ancora più importante. Mentre in estate
può essere sufficiente individuare i sentieri per "andare sul sicuro", con la
neve non sempre si può seguire il percorso estivo. Molte volte, occorre seguire
un itinerario del tutto diverso, in base alla morfologia del terreno: evitare
i tratti più ripidi e i canaloni, preferire le creste e le dorsali, evitare pendii
troppo regolari a favore di un terreno accidentato, studiare attentamente la pendenza
dei pendii (grazie alle curve di livello delle carte topografiche), ridurre il
più possibile le traversate a mezza costa e l'attraversamento di canali, e molto
altro ancora, che solo l'esperienza potrà consigliare. In pratica, l'intera escursione
dovrebbe essere già "immaginata" e percorsa con la mente sulla cartina, con l'ausilio
di una guida scialpinistica della zona (se esistente). Una conoscenza preventiva
sempre utile, e a volte indispensabile, come nel caso di scarsa visibilità.
Una volta iniziata l'escursione sul terreno, occorre continuamente guardarsi
intorno, per acquisire sempre nuovi elementi di valutazione: condizioni di innevamento
(quantità e qualità), temperatura, valanghe già cadute, direzione del vento, presenza
di cornici sulle creste, altri elementi di rischio. Tutti fattori che potranno
tornare utili nella prosecuzione della gita: quale esatto percorso seguire, evitare
i punti più a rischio, individuare le zone con neve migliore per la successiva
discesa….
In generale, è ovviamente sempre consigliabile intraprendere un'escursione con
buona visibilità e tempo stabile, specie se il percorso fosse poco frequentato,
complesso e lungo. Oltre alla carta topografica, è importante avere sempre con
sé la bussola e l'altimetro, il cui uso diventa veramente indispensabile nel caso
di scarsa visibilità.
Attrezzatura ed equipaggiamento
Questo argomento, da solo, richiederebbe non una scheda, ma un intero libro,
tanti e tali sarebbero gli argomenti da trattare. Si suppone quindi che l'abbigliamento
specifico sia idoneo e adeguato, e che anche l'attrezzatura ordinaria sia posseduta
(sci specifici, attacchi mobili, pelli di foca, rampanti, bastoncini specifici
ecc). Al riguardo, nei negozi specializzati c'è solo l'imbarazzo della scelta,
con prodotti sempre di ottima qualità. Sempre con la solita avvertenza di "vestirsi
a strati", con capi facilmente indossabili, in modo da adeguare il vestiario,
di momento in momento, alle esigenze ambientali. Sicuramente sono assolutamente
da scartare le pesanti tute tipiche dello sci da discesa: durante una salita scialpinistica,
anche in pieno inverno non è raro rimanere in maniche di camicia, se non in maglietta.
Un accenno invece un po' più approfondito all'attrezzatura "tecnica" e alpinistica,
la cui conoscenza e capacità d'uso dovrebbe derivare, come già accennato, da una
buona esperienza di escursionismo (o alpinismo) estivo. In particolare, non dovrebbero
mancare uno spezzone di 15-20 metri di corda da 9 millimetri, completa di alcuni
moschettoni con fettuccia, in modo da poter superare anche eventuali imprevisti
(salti rocciosi, attraversamenti di ripidi canali ghiacciati o altro). In base
alle caratteristiche della programmata escursione (pendii molto ripidi, creste,
canali ecc.) l'equipaggiamento sarà completato dalla corda, imbracatura, casco,
piccozza e ramponi.
Poiché la montagna invernale non è avara di sorprese, è sempre bene eccedere
nell'equipaggiamento: se possibile, specie nel caso di gruppi, è consigliabile
una barellina da montare con gli sci, una sonda (per tutti i componenti del gruppo)
e una pala da neve (meglio più di una per gruppo).
Tra l'equipaggiamento non dovrà naturalmente mancare l'ARVA, ovvero l'Apparecchio Ricetrasmittente per la Ricerca dei travolti in Valanga. Tuttavia tale apparecchio non deve assolutamente dare una sensazione di eccessiva
sicurezza, spingendo quasi a rischiare di più: si tratterebbe unicamente di una
falsa sicurezza. Infatti recenti statistiche hanno dimostrato come la mortalità
dei sepolti dalle valanghe dotati di ARVA - pari al 66 per cento - non sia poi
di molto inferiore alla mortalità dei sepolti non dotati di ARVA - pari al 74
per cento - (H. Brugger, Servizio Valanghe Italiano, CAI).
Analogo discorso vale per il telefono cellulare: questo apparecchio non deve
assolutamente indurre a "osare" più del dovuto, "tanto, se capita qualcosa, chiamo
i soccorsi col telefonino". A prescindere da ogni considerazione morale o etica,
il telefonino potrebbe non funzionare proprio quando ce ne sarebbe più bisogno:
uno sperone o una stretta valle potrebbero "schermare" il segnale, il freddo potrebbe
mettere fuori uso la batteria scaricandola completamente, una caduta potrebbe
danneggiarlo…. Occorre quindi comportarsi come se il telefonino non esistesse,
con la massima prudenza, senza correre rischi inutili. Se poi, in caso di necessità
il telefonino funzionasse, sarà tutto di guadagnato.
Pericoli
Il principale pericolo cui va incontro lo scialpinista è rappresentato sicuramente
dalle valanghe, definibili come "masse di neve più o meno grandi, che si mettono
improvvisamente in movimento lungo un ripido pendio montano, scendendo rapidamente
a valle". Il più delle volte, le valanghe che interessano gli scialpinisti sono
provocate da loro stessi, "passando dove non si dovrebbe passare". In estrema
sintesi, una condotta di gita oculata e attenta, permette di ridurre enormemente
il "rischio valanghe", anche se, ovviamente, è più facile a dirsi che a farsi:
il pericolo delle valanghe è infatti estremamente variabile, e spesso sorprende
anche lo scialpinista più esperto. Non a caso, un famoso detto recita: "la valanga
cade dove è già caduta, dove non è mai caduta e dove non cadrà mai più".
Occorre quindi, inevitabilmente, una certa esperienza "sul terreno", acquisibile
unendosi a un gruppo già esperto, cercando nel contempo di farsi anche un'utile
infarinatura teorica sulla materia.
In ogni caso, prima di compiere un'escursione, occorre sincerarsi delle effettive
condizioni del manto nevoso, tramite gli appositi bollettini nivo-meteorologici,
specifici provincia per provincia, in grado di fornire preziose indicazioni. Ma
non basta: l'ascolto del bollettino deve durare per l'intera stagione invernale,
anche quando non si hanno in programma escursioni, per avere un'importante "memoria
storica" dell'evoluzione del manto nevoso e del relativo rischio valanghe. In
definitiva, nella scelta dell'escursione, e nel dubbio sulla stabilità della neve,
è sempre bene eccedere in prudenza, cambiando itinerario o fermandosi prima del
previsto: le montagne non scappano, e ci sarà sempre tempo per ritentare.
I bollettini nivo-meteorologici dei vari settori delle Alpi e degli Appennini
sono consultabili telefonicamente, via fax o su Internet. Tutte le informazioni
sul sito dell' AINEVA.
Da un punto di vista medico, fisiologico e dell'alimentazione, lo scialpinismo
presenta sostanzialmente le medesime problematiche dell'escursionismo, a cui si
rimanda:
La differenza con il "fuori pista"
A questo punto, si ritiene utile evidenziare la differenza sostanziale con il
fuori pista: in questo caso, lo sciatore utilizza normali impianti di risalita
per raggiungere un punto elevato, da cui iniziare la discesa appunto "fuori dalle
piste battute". In questo caso, lo sciatore il più delle volte non ha nessun tipo
di esperienza di montagna, non ha idea delle condizioni della neve e, purtroppo,
molte volte neppure pensa alle valanghe. Questo per dire che il semplice fuori
pista può essere molto più pericoloso dello scialpinismo, perché svolto da persone
senza nessuna conoscenza tecnica delle montagna invernale e dei suoi pericoli.
Il "freeride": l'ultima frontiera?
In questi ultimi anni sta facendo la sua comparsa anche in Italia il "freeride":
si tratta di una disciplina dello sci e dello snowboard, che potrebbe essere definita
come uno "sci fuori pista elevato all'ennesima potenza", oppure come uno "scialpinismo
senza salita". O, forse, come l'unione delle due cose, condita con un po' di sci
acrobatico. Di certo, come dice il nome stesso, il freeride non ha e non vuole
regole, bensì vuole essere libero, nel senso più letterale del termine. Sciare
quindi ovunque e in qualsiasi modo, con l'unico vincolo dettato dalle esigenze
di sicurezza personale. Cerchiamo di saperne di più.

Freeride, fuori pista e scialpinismo a confronto
"Freeride" significa, letteralmente, "girare liberi", e quindi può essere assimilato,
come detto, allo sci fuori pista elevato all'ennesima potenza. Mentre il classico
sciatore fuori pista ricerca sostanzialmente "piste, ma non battute", e quindi
pendii anche ripidi ma regolari, ampi, senza imprevisti e pericoli particolari,
con un comodo rientro a valle, e magari solo come un semplice intermezzo delle
comode e facili discese sulle piste battute, per il freerider la discesa fuori
pista è "tutto", in tutti i sensi. Ecco quindi la ricerca non delle discese in
senso generico, bensì della "discesa", unica, personale, per certi versi ideale.
Non importa quanto ripida, accidentata o difficile.
Per i più esperti, ecco la ricerca di intere pareti lungo le quali scendere,
canaloni vertiginosi che fanno venire i brividi solo a vederli, seracchi e crepacci
da evitare, boschi accidentati che mettono a dura prova l'orientamento, rocce
affioranti…. In pratica, un condensato di emozioni e di sensazioni, e ovviamente
di rischi, inutile negarlo, difficile da rendere a parole. Di certo, una sola
discesa in queste condizioni può valere quanto un'intera giornata sulle piste,
se non di più.
Ma allora, il freeride è come lo scialpinismo? In realtà, le differenze sono
ben evidenti, e diremmo nette. Nello scialpinismo, dove tutto è finalizzato alla
conquista della vetta, la discesa è una componente importante della gita, ma non
certo l'unica. La salita, ad esempio, è parte fondamentale dell'escursione, e
spesso regala allo scialpinista grandissime emozioni e soddisfazioni, tipiche
appunto dell'alpinismo. La successiva discesa, se fatta con buona neve, costituisce
quindi "solo" il coronamento e il premio finale di una bella ascensione. Viceversa,
con pessime condizioni di neve o di tempo (neve marcia, ghiacciata o peggio crostosa,
nebbia…), la discesa viene quasi a trasformarsi in una penitenza, da concludersi
il più rapidamente possibile.
Per il freerider, invece, come abbiamo visto, conta solo e solamente la discesa.
La salita è quindi secondaria, e comunque funzionale al raggiungimento del punto
di partenza della discesa. E quindi sono utilizzati tranquillamente gli impianti
di risalita e - orrore di tutti gli scialpinisti degni di questo nome - anche
l'elicottero.
Un'altra differenza riguarda le condizioni fisiche con cui si affrontano le discese:
lo scialpinista, per quanto allenato, ha alle spalle ore e ore di faticosa salita
con un pesante zaino in spalla, ragion per cui in discesa deve fare i conti con
l'inevitabile stanchezza che lo porta, in genere, a "evitare le rogne", e comunque
a cercare la via di discesa relativamente più facile e sicura. Il freerider, viceversa,
può iniziare la discesa perfettamente riposato, magari dopo un periodo di riscaldamento
muscolare, con uno zaino più leggero, potendo scegliere esattamente l'ora per
garantirsi condizioni ottimali di neve, per cui può permettersi di affrontare
la discesa in modo decisamente più atletico, sportivo, alla ricerca del puro piacere
di sciare.
In conclusione, mentre lo scialpinista deve suddividere e dosare le sue energie,
sia fisiche che mentali, tra la salita e la discesa, il freerider può concentrarsi
sulla sola discesa. Una differenza non da poco. Ma non si possono neppure dimenticare
le differenze di carattere "etico", spesso molto sentite dagli scialpinisti, ad
esempio per ciò che riguarda l'uso dell'elicottero in montagna.
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