GLI ATTACCHI DI PANICO
ATTACCHI DI PANICO |
A cura della Dott.ssa Monica Monaco | Un crescente numero di persone vive la terribile esperienza dell’attacco di panico.
Pochi secondi o qualche minuto terrorizzante in cui il corpo e la mente sono sconvolti
dall’incontro improvviso con le paure umane più profonde: la malattia, la morte,
la follia. E spesso poi l’avvinghiante “paura della paura” congela la vita quotidiana,
rendendo impossibili le attività più semplici.
In cima all'ansia: l'attacco di panico
La parola “panico” nasce dalla mitologia greca in cui si narra del “dio Pan”,
metà uomo e metà caprone, abituato a comparire all’improvviso sul cammino altrui,
suscitando un terrore interiore e scomparendo poi velocemente, lasciando le proprie
vittime nell’incapacità di spiegarsi quanto è accaduto e ciò che hanno provato.
Similmente a quanto si racconta in tale leggenda, un attacco di panico è un episodio
breve ed intenso in cui si sperimenta ansia acuta, che insorge in modo improvviso
e che comporta sintomi fisici e vissuti psicologici di terrore.
Tale problematica ha delle sue connotazioni ben precise definite da alcuni sintomi
che coinvolgono il corpo, tra i quali più frequentemente vengono riportati:
- difficoltà respiratoria, tecnicamente definita dispnea, con sensazione soggettiva
di “fame d’aria” e di soffocamento;
- tachicardia o palpitazioni, spesso associati a dolori al torace;
- aumento della sudorazione oppure brividi, legati a repentini cambiamenti della
temperatura corporea e della pressione;
- rossore al viso e talvolta all’area del petto;
- capogiri, sensazione di stordimento, debolezza con impressione di perdere i sensi;
- parestesie, più comunemente rappresentate da formicolii o intorpidimenti nelle
aree delle mani, dei piedi e del viso;
- nausea, sensazioni di chiusura alla bocca dello stomaco o di brontolii intestinali;
- tremori fini o a scatti.
Insieme alle descrizioni di un quadro sintomatologico di tipo corporeo, le persone
che vivono un attacco di panico riferiscono degli stati psicologici tipici di
questo picco di ansia. Questi ultimi in genere possono comprendere:
- sensazione di non essere parte della realtà, definita scientificamente derealizzazione;
- sensazione di oscuramento del proprio sé, di essere osservatore esterno del proprio
corpo e dei propri processi mentali, definita depersonalizzazione;
- presentimento che stia per avvenire qualcosa di terribile associato ad una sensazione
di impotenza nel gestirlo;
- paura di perdere il controllo;
- paura di impazzire;
- paura o convinzione di essere vicini alla morte;
- crisi di pianto;
- sensazione di rivivere qualcosa di già provato (deja-vù).
Ogni crisi di panico rappresenta un circolo vizioso in cui i sintomi fisici alimentano
quelli mentali e viceversa.
La durata di questo malessere acuto può andare da qualche minuto fino a crisi
di circa mezz’ora; per questo i progressi nel suo superamento riguardano anche
la capacità di accorciare i tempi della sua massima espressione.
Vivere tra le catene del panico
L’esperienza dell’attacco di panico è una delle più stressanti fisicamente e
mentalmente, perché la reazione è simile a quella di attacco-fuga che una persona
sperimenta di fronte ad un pericolo reale. Di conseguenza gli effetti psicofisici
sono debilitanti e la sensazione dopo un attacco di panico è di essere molto deboli,
persino esausti e sicuramente scoraggiati e confusi.
Talvolta la prima e più comune convinzione è che si sia colpiti da un problema
fisico, da una malattia, il più delle volte di natura circolatoria, e cardiaca
in particolare.
All’attacco di panico spesso seguono accertamenti medici più o meno ripetuti
per ricercare la causa del malessere vissuto: la valutazione ostinata dello stato
di salute di ogni funzione fisica è legata alla tendenza comune ad accettare più
facilmente di avere un problema corporeo che ha generato questo “inferno fisico
ed emotivo” piuttosto che essere disposti a pensare che sia qualcosa di interiore,
di intangibile, di psicologico.
Il diffuso interessamento fisico durante l’episodio di panico fornisce un supporto
alla ipotesi di avere un problema di tipo medico e, d’altro canto, è importante
escludere che ci sia un malfunzionamento fisico all’origine del malessere. Generalmente
l’esclusione di una problematica fisica genera stati emotivi di imbarazzo, vergogna,
rifiuto della natura del problema e una certa incredulità, soprattutto se non
si viene informati che esistono dei fattori fisiologici funzionali che spiegano
e mediano questo disagio. È estremamente importante che il problema venga affrontato
con l’aiuto professionale giusto al più presto, rielaborandolo e cambiando lo
stile di vita, affinché non si cristallizzi e non si ripresenti, diventando uno
sgradevole “compagno di vita”. L’esperienza mostra infatti che, senza opportuni
trattamenti, l’attacco di panico può ripresentarsi e acquisire una frequenza media
plurisettimanale o, in casi peggiori, presentarsi anche più volte al giorno.
Talvolta alcune persone sperimentano attacchi di panico occasionali, ossia reazioni
di ansia acute a periodi di stress che tendono a non ripresentarsi se ci si allontana
dagli stimoli stressogeni e se le condizioni personali e ambientali sono ancora
tali da favorire il superamento veloce e completo della situazione che li ha scatenati.
Paura della paura
Tuttavia ciò che spesso si innesca dopo il primo attacco di panico è una paura
persistente di avere un nuovo attacco di panico, una trappola che può finire per
incatenare una persona nell’esperienza di attacchi ripetuti, che viene definita
disturbo di panico.
La paura di nuovi attacchi di panico è irrazionale e comporta una crescita della
resistenza ad ogni sintomo d’ansia, con un notevole aumento dell’automonitoraggio
di ogni segnale fisico.
Agorafobia
La preoccupazione di star male spesso influenza radicalmente pensieri, emozioni
e comportamenti, portando facilmente, in numerosi casi, a chiudersi in se stessi
e a modificare completamente il proprio stile di vita, cercando in questo modo
di proteggersi dalla sofferenza.
L’evitamento di tutte quelle situazioni considerate “a rischio”, ossia di quelle
condizioni in cui si è già sperimentato malessere o si immagina di poter star
male senza poter ricevere aiuto, porta velocemente ad evitare di frequentare la
maggior parte dei posti pubblici, al punto da sviluppare un problema associato
spesso all’attacco di panico, definito agorafobia, nella sua forma più ristretta
corrispondente alla paura, e al conseguente evitamento, di spazi aperti: tradizionalmente
le agorà o piazze. In senso più ampio il termine oggi viene usato per connotare
la paura di ogni luogo pubblico che viene evitato spesso dopo il ricordo di un
attacco di panico avuto in tale contesto.
Ecofobia
In alcuni casi tuttavia la prima esperienza di “ansia parossistica episodica”,
come viene chiamato anche questo problema, si manifesta in contesti casalinghi:
a letto, in poltrona, davanti la televisione, in bagno.
In tali situazioni è molto più facile sviluppare un problema opposto all’agorafobia,
in associazione agli attacchi di panico: l’ecofobia, ossia la paura di star soli
a casa. Tale paura si sviluppa spesso in quelle persone che non hanno trovato
un aiuto tra i parenti o i vicini, durante un malessere fisico di qualsiasi tipo
o durante un attacco di panico.
Tanto l’agorafobia che l’ecofobia si configurano come conseguenze di un processo
di condizionamento, ossia dell’apprendimento ad evitare un luogo che è stato associato
allo stato di malessere provato o che viene mentalmente immaginato come il teatro
di una situazione in cui sarebbe difficile gestire una delle crisi del disturbo
di panico.
Isolamento sociale
La presenza di attacchi di panico finisce facilmente per condizionare la persona
che ne soffre a causa di diversi motivi.
Innanzitutto spesso si genera
un certo isolamento sociale non legato al desiderio di star lontano dalla persone,
bensì dovuto all’evitamento di un gran numero di eventi sociali, quali feste,
cene, incontri in locali, a cui si finisce per non partecipare soprattutto per
via dell’agorafobia.
I rifiuti inoltre spesso non vengono motivati con le reali ragioni, a causa di
vergogna o di una naturale riservatezza rispetto al proprio malessere, con la
conseguenza che spesso gli inviti respinti possono creare negli amici e conoscenti
delle offese o fraintendimenti che possono portare ad allontanamenti dalla persona
che sta male e che, a sua volta, tenderà a sentirsi non compresa, non aiutata,
lasciata sola con il proprio malessere.
D’altro canto, il rifiuto di uscire insieme può generare frustrazioni e reazioni
negative anche se motivato sinceramente, spiegando il problema, dal momento che
molte persone non conoscono realmente la sofferenza che genera un attacco di panico
e pensano che basti offrire il proprio supporto e la propria vicinanza all’amico
o familiare che ne è vittima, per far si che egli possa reagire al problema. Un
rifiuto dell’aiuto offerto perciò viene interpretato anche come mancanza di fiducia
o come una negazione della capacità dell’altro di offrire sicurezza.
Anche i rapporti di coppia possono essere gravemente compromessi dal disturbo
di panico e in alcuni casi si genera una tale dipendenza dal partner che rischia
di soffocare l’altro, di rendere eccessive le richieste, di rimandare messaggi
sempre più esigenti che creano sensazioni di impotenza o di far pensare persino
che, il partner che soffre per motivi intangibili, in realtà abbia qualcosa da
nascondere come causa di tale ansia.
Depressione
In una certa percentuale di casi di disturbi di panico si sperimenta anche qualche
stato depressivo che può durare alcune ore oppure configurarsi come un vero e
proprio “episodio depressivo”. Le manifestazioni più comuni sono in genere crisi
di pianto, sensazione di inutilità, senso di impotenza, bassa stima di sé e sensazione
di incapacità a superare il problema, accompagnata da una perdita di interesse
verso ogni attività che non si riesce ad intraprendere a causa della paura di
star male.
Un problema complesso
L’attacco di panico è il risultato dell’azione di diversi fattori che possono
contribuire alla sua insorgenza o al suo mantenimento e che possono avere un peso
diversi in ogni persona che vive questo disagio.
Infatti, non esiste una causa univoca e specifica di tale problematica: essa
piuttosto si presenta spesso in persone in cui sono presenti fattori predisponenti
o di vunerabilità.
Questi ultimi sono legati principalmente a:
- fattori costituzionali;
- eventi risalenti alla prima infanzia;
- tendenze al pensiero negativo e catastrofico;
- appartenenza al sesso femminile;
- soglie fisiche più basse di reattività allo stress.
Tra i fattori costituzionali che rendono sensibili a disturbi di panico, si comprendono
soprattutto di aspetti temperamentali che rendono più predisposti all’ansia, soprattutto
in quei soggetti con “ansia di tratto”, ossia con tendenze caratteriali a preoccuparsi
o agitarsi.
In rapporto a fattori relativi ai primi anni di vita che sembrano predisporre
a problemi di attacchi di panico, nella storia clinica delle persone che soffrono
di stati di panico sono stati rilevati spesso rapporti familiari piuttosto freddi
e distaccati e stili di attaccamento insicuri, questi ultimi connotati da notevole
“ansia da separazione”, un vissuto che tende a sostenere la formazione di una
personalità ricca di insicurezze e bisogni di attenzione insoddisfatti.
Tra le tendenza psicologiche catastrofiche più presenti in coloro che soffrono
del Disturbo da Attacchi di Panico (D.A.P.) rientrano propensioni psicologiche
catastrofiche che portano ad ingigantire le cause di sensazioni corporee non abituali,
che vengono attribuite facilmente a possibili problemi fisici gravi. Tra le stesse
tendenze cognitive rientrano anche le interpretazioni apocalittiche di problemi
personali, che si ritiene abitualmente di non essere in grado di risolvere, dal
momento che vengono collegati a fattori ritenuti impossibili da controllare.
Nelle donne il problema degli attacchi di panico sembra più frequente in ragione
dei maggiori fattori di stress a cui si è sottoposte anche dal punto di vista
ormonale e alla crescente complessità della routine della moderna vita femminile,
che impone una costante necessità di dividersi tra molteplici esigenze lavorative
e familiari.
Anche la tendenza fisiologica di alcuni soggetti a reagire più facilmente agli
stimoli, spesso legata ad una “sensibilità neuroendocrina” e alla conseguente
presenza di una maggiore facilità a mettere in atto una risposta fisiologica di
reazione allo stress, è un fattore costituzionale predisponente al Disturbo di
Panico.
Esistono inoltre degli elementi che tendono soprattutto a rappresentare degli
agenti scatenanti dell’attacco di panico e sono costituiti spesso da fattori di
stress psicofisico che tendono a favorire l’inizio o il ripetersi delle cosiddette
“crisi di panico”. A tal proposito, numerosi resoconti relativi alla storia di
persone colpite da D.A.P. riferiscono la rilevanza di fattori psicologici scatenanti
e in particolare di perdite affettive o reali di persone significative.
Dal punto di vista fisiologico, un aspetto che tende a scatenare una nuova crisi
di panico è costituito dall’iperventilazione, ossia da una tendenza a respirare
in modo tale da introdurre una quantità d’aria nei polmoni superiore a quella
normale, che in genere è di circa 4-6 litri al minuto. Dal momento che la ventilazione
polmonare serve ad immettere ossigeno ed espellere anidride carbonica, l’esecuzione
di atti respiratori prolungati, veloci e approfonditi, spesso legata all’ansia,
non solo non genera maggiore ossigenazione, ma genera anche una emissione esagerata
di anidride carbonica che è responsabile di tutti i malesseri di questa anomalia
del funzionamento respiratorio: capogiri, sensazione di debolezza e di instabilità,
problemi respiratori. Tali sintomi derivano principalmente dalle conseguenze,
a vari livelli fisici, dell’abbassamento della quantità di anidride carbonica
che sono:
- rallentamento del metabolismo legato alla mancanza di tale sostanza catalizzatrice,
con conseguente sottoproduzione di sostanze utili al corpo;
- spasmi alla muscolatura liscia presente nei bronchioli polmonari;
- restringimento di vene e arterie, dovuto a spasmi della muscolatura liscia,
con conseguente innalzamento della pressione;
- sovrastimolazione delle cellule nervose, che può generare vari sintomi neurologici;
- problemi muscolari, come crampi e stanchezza, legati alla maggiore richiesta
di sali minerali e alla scarsa ossigenazione dei tessuti.
Tale condizione respiratoria anomala viene facilmente prodotta da stati di stress
e, nelle persone che soffrono di Attacchi di Panico, i suoi sintomi tendono a
produrre velocemente una nuova crisi di panico.
Sempre dal punto di vista fisico, un altro aspetto che favorisce la comparsa
o l’aumento di crisi di panico è l’abuso di alcolici, di farmaci o altre sostanze
stimolanti il sistema nervoso. In realtà ciò di cui ha bisogno il sistema nervoso
è disintossicarsi, per ricominciare a lavorare correttamente.
Infine, alcuni aspetti rappresentano soprattutto fattori di continuità ossia
aspetti che mantengono il problema, dal momento che tendono a creare un circolo
che si autoalimenta.
Stress lavorativi o familiari sono particolarmente importanti in questa categoria
di fattori che nutrono il problema, dal momento che essi innalzano la soglia di
tensione post-stress, avvicinando più spesso al crollo psicofisico costituito
dall’attacco di panico.
Anche fattori fisici, quali malattie di vario tipo, possono stressare e quindi
aumentare la quantità di “intossicazione” del sistema nervoso che abbassa la soglia
di reattività allo stress, oppure possono peggiorare il problema già in atto,
dal momento che i loro sintomi vengono interpretati come un peggioramento dell’ansia.
Alcuni passi fondamentali per superare il problema
Superare un Disturbo di Panico è possibile e richiede innanzitutto la necessità
di prendere consapevolezza della natura benigna del problema, che nasce da una
reazione naturale a fattori di sovraccarico.
È opportuno innanzitutto imparare a collegare i sintomi ai fattori scatenanti,
in modo da acquisire un certo controllo delle crisi. È altrettanto importante
cambiare il proprio stile di vita, eliminando tutti i fattori che possono aumentare
il rischio di ulteriori attacchi di panico: ciò significa curare l’alimentazione,
l’attività fisica, il riposo e la protezione della sfera psichica.
È importante imparare anche tecniche specifiche per gestire l’ansia, come il
Training Autogeno, il rilassamento respiratorio e tecniche di pensiero positivo
che servono a migliorare l’atteggiamento verso sensazioni corporee, eventi esterni
e verso se stessi.
Occorre anche imparare a riconoscere e distinguere le sensazioni fisiche sperimentate,
al fine di ridurre la tendenza a rispondere sempre con ansia a minimi segnali
fisici, come avviene a causa di un processo di sensibilizzazione instauratosi.
La disponibilità a mettersi in gioco sostenendo l’apprendimento di risposte comportamentali
più adattive alle situazioni ansiogene è una delle caratteristiche fondamentali
che può favorire un completo successo in un percorso di guarigione, il quale spesso
richiede il ricorso ad una o più guide professionali competenti che aiutino a
superare la disperazione che spesso avvolge chi vive il problema del panico.
Letture di approfondimento
- Antony M.M., McCabe R.E., 2006, Le 10 regole per vincere il panico. Come liberarci
della paura, debellare i sintomi degli attacchi di panico e riprendere il controllo
della nostra vita. Armenia.
- Rosenbaum J.F., M.H. Pollack., 1998, Panic Disorder and its Treatment, New York
Marcel Dekker, Inc.
- Weinstock L., Gilman E., 1998, Overcoming Panic Disorder: a woman’s guide, McGraw-Hill
Professional.
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