FUNZIONAMENTO DEL CERVELLO IN PERSONE CHE PARLANO UNA SOLA LINGUA RISPETTO A
CHI NE PARLA DUE O PIU' |
A cura della Dott.ssa Giuliana Leoni | Da sempre l'uomo è interessato alla conoscenza della mente; fino ad un centinaio
di anni fa era argomento per filosofi e non da scienziati, dal momento che mancavano
gli strumenti adeguati a indagare il meccanismo di funzionamento della mente.
Negli ultimi anni, vari teorici e scienziati hanno cominciato a capirne le basi
neuronali del funzionamento.Scopo di questo articolo è descrivere come si regola
il nostro cervello per quanto riguarda l'apprendimento delle lingue.
Introduzione
Prima di accennare agli studi sperimentali condotti sul linguaggio e sui processi
che lo determinano è opportuno presentare in estrema sintesi i fondamenti neuroanatomici
del linguaggio.
Paul Broca fu il primo a sostenere l'esistenza di una asimmetria funzionale tra gli emisferi
cerebrali dell'uomo e a ritenere che, nella maggioranza degli individui, l'emisfero
sinistro presiedesse alla facoltà del linguaggio articolato. Seguirono altre ricerche,
soprattutto l'osservazione di pazienti affetti da lesioni di uno o dell'altro
emisfero cerebrale.
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Il cervello umano, come quello dei vertebrati, è formato da due metà simmetriche,
gli emisferi cerebrali, i quali sono collegati dal punto di vista anatomico attraverso
i sistemi commessurali che permettono così il funzionamento unitario. I due emisferi
svolgono funzioni diverse e regolano attività differenti. Essi possiedono quindi
una specializzazione e un modo di operare propri che si evidenziano quando, per
vari motivi, le connessioni interemisferiche sono interrotte.

I primi studi sulle asimmetrie strutturali si sono occupati delle differenze
nel peso e volume dei due emisferi. Questi studi però non hanno fornito delle
prove consistenti sulle presunte differenze ananomiche. Si devono a Geschwind e Levitsky (1968) le prime ricerche sistematiche in questo settore. Per ciò che riguarda
le asimmetrie funzionali i due emisferi cerebrali rappresentano simbolicamente
il modello di coppia di opposti che interagiscono e costituiscono un'unica unità
funzionale per l'adattamento e lo sviluppo del sistema uomo. Uno degli aspetti
più interessanti del nostro cervello riguarda la caratteristica configurazione
bicomportamentale della corteccia cerebrale rappresentata dai suoi due emisferi,
che sono le strutture nervose più recenti (neocortex); esse sono quasi identiche
e poste in maniera speculare l'una rispetto all'altra.
L'emisfero sinistro controlla i movimenti e la sensibilità della parte destra
del corpo e viceversa.
Da un punto di vista filogenetico, si può dire che la preferenza manuale destra
(e forse anche la specializzazione dell'emisfero sinistro per il linguaggio) risale
ad alcuni milioni di anni fa e sembra essere una peculiarità specie-specifica
dell'homo sapiens. Una considerazione importante riguarda il fatto che originariamente
il linguaggio era di tipo gestuale e quindi veniva usata la mano destra; questo,
quindi, ha avuto un ruolo importante nello sviluppo della comunicazione che, successivamente
sarebbe diventata di tipo verbale.
Nel XIX secolo le osservazioni del medico antropologo Paul Broca lo portarono ad affermare: noi parliamo con l'emisfero sinistro. L'emisfero
destro è stato meno studiato, probabilmente a causa della sua relativa asintomaticità
nel caso di lesioni cerebrali e solo da pochi anni è stata studiata a fondo la
sua peculiarità per le prestazioni visuo-spaziali. Da un punto di vista funzionale
questo emisfero è specializzato nell'elaborazione degli stimoli visivi, nella
rappresentazione mentale dello spazio e del tempo, nel riconoscimento dei volti
non conosciuti, nel riconoscimento delle espressioni facciali, cioè espressione
di stati emotivi, nella percezione e nella produzione della musica.E' indubbio
che i due emisferi funzionino come un'unica struttura e abbiano una certa specificità
anche nel funzionamento a livello superiore. (Denenberg V.H ., 1981; Boles D.B. , 1984). L'abilità di comprendere il linguaggio è una caratteristica della nostra
specie e gli studi fin qui eseguiti hanno portato ad una migliore configurazione
e definizione di molteplici varianti . |
L'emisfero sinistro sembra essere maggiormente interessato nella decodificazione
e produzione di componenti fonologiche, morfologiche, sintattiche e lessicali,
mentre l'emisfero destro è coinvolto nell'interpretazione dei significati impliciti.
Le aree specifiche del linguaggio sono situate nell'emisfero dominante (sinistro)
e comprendono:
- l'area corticale anteriore di Broca;
- l'area corticale posteriore di Wernicke;
- l'area corticale superiore.

Tuttavia, all'elaborazione del linguaggio partecipano anche il giro angolare
e sopramarginale (aree 39-40 di Brodman) e le aree associative parietali di sinistra . Anche le strutture sottocorticali sono interessate alla produzione del linguaggio.L'area di Wernicke è specializzata nell'uso del codice fonemico della lingua, mentre l'area di Broca presiede alla combinazione dei fonemi per comporre parole.
Studi sperimentali condotti sul linguaggio in soggetti poliglotti
Le ricerche in questo campo hanno evidenziato che in genere la lingua madre (L1) ha una rappresentazione corticale più centrale nell'emisfero dominante sinistro,
maggiormente perisilviana, mentre le altre lingue (L2, L3, ecc.) hanno una rappresentazione corticale più estesa rispetto alla prima lingua.Ma
che cosa succede nel nostro cervello quando impariamo più lingue?
La definizione di un soggetto bilingue o poliglotta si può riassumere in questi
termini: la caratteristica di un individuo che parla due o più lingue è quella di separare
nettamente i sistemi linguistici: è in grado quindi di esprimere le stesse cose
in più di una lingua .
L'acquisizione precoce (fino all'età di sette anni) e contemporanea di più lingue
determina una lateralizzazione all'emisfero sinistro rispetto all'apprendimento
tardivo (dopo il settimo anno di età) di una seconda o terza lingua, in tal caso
la loro rappresentazione non riguarda solo l'emisfero dominante sinistro, ma anche
l'emisfero destro.Molti neurologi hanno avanzato diverse ipotesi sulla localizzazione
delle lingue nel cervello di persone bilingui o poliglotte; il primo neurologo
che ipotizzò una diversa lateralizzazione cerebrale per la prima e la seconda
lingua fu G. Gorlitzer von Muendy , studiando un paziente bilingue, nel 1959. In genere i numerosi studi sulla
lateralizzazione cerebrale nei bilingui e poliglotti sono stati effettuati con
le più comuni tecniche di neuropsicologia sperimentale come l'ascolto dicotico,
la tecnica tachistoscopica, prove di interferenza verbo-manuale, ma i risultati
sono stati contraddittori, perché queste tecniche non erano in grado di comprovare
l'una o l'altra ipotesi. I metodi di indagine più diretti sono: la tecnica dell'iniezione
intracarotidea di sodio amitale (test di Wada) e tecniche di neuroimmagine (TAC,
RMN, PET, SPECT), nonché lo studio di un numero adeguato di afasici bilingui . Queste persone presentano un disturbo del linguaggio in conseguenza a lesioni
di centri del cervello, soprattutto dei centri del linguaggio nel relativo emisfero
cerebrale (sinistro nei destrimani). Essi presentano generalmente disturbi pressappoco
uguali in tutte due le lingue precedentemente note e, migliorando, recuperano
l'uso delle lingue alla stessa maniera.
Un aspetto essenziale e controverso della neuropsicologia dei soggetti bilingui
e poliglotti è l'esistenza o meno in questi soggetti di funzioni nervose e strutture
neuronali differenziate rispetto all'assetto neuronale dei monolingui (ad es.
sistemi che regolano il passaggio da una lingua all'altra, sistemi per la traduzione,
funzioni di controllo nell'espressione in una lingua, ecc.).Paradis (1984, 1987), ritiene che vi siano differenze quantitative piuttosto che qualitative
nei meccanismi neuronali linguistici dei bilingui rispetto ai monolingui.Inoltre, quando un bilingue si esprime in una delle due lingue che conosce, entrambe
vengono attivate mentalmente, con un'inibizione parziale della lingua che non
viene parlata in quel momento. Secondo alcuni autori, i meccanismi di inibizione
di una lingua che entrano in gioco mentre si parla una seconda lingua sono simili
ai meccanismi di selezione di una parola nei soggetti monolingui. Il processo
di selezione di una parola in un poliglotta o in un monolingue è probabilmente
simile. Anche la commutazione da una lingua all'altra (language switching ) non
sembra essere un compito peculiare degli individui bilingui o poliglotti, ma probabilmente
è un processo che viene attivato in molte operazioni mentali in cui è necessario
alternare diverse modalità di risposta. (Paradis , 1989; D.W. Green , 1986).
Le basi neurofisiologiche di tale compito sono state studiate recentemente da
Zatorre (1989) con il test di Wada. In alcuni pazienti poliglotti produceva sintomi
afasici nelle lingue conosciute. Secondo Zatorre , i lobi frontali assumono un ruolo molto importante nella regolazione del passaggio
da una lingua ad un'altra in un ambiente sociale multilingue.

Molti studi sono stati fatti sul bilinguismo e poliglossia con metodi di Imaging
funzionale come PET o RMN; alcuni autori in particolare hanno studiato i processi
della comprensione del linguaggio con soggetti che avevano appreso la seconda
lingua dopo il settimo anno di età.I risultati della ricerca hanno confermato l'ipotesi che l'emisfero sinistro
sia preposto all'acquisizione della lingua madre, mentre l'apprendimento tardivo
della seconda lingua interessa aree molto variabili.
Altri autori hanno voluto esaminare se i processi semantici in due diverse lingue
siano mediati da un sistema comune in bilingui fluenti che hanno appreso la loro
seconda lingua dopo l'acquisizione della prima. I risultati hanno dimostrano che
c'era una maggiore attivazione per decisioni semantiche rispetto a quelle non-semantiche
nelle regioni frontali sinistra e destra, con maggiore attivazione frontale sinistra,
ma esisterebbe un sistema frontale condiviso per l'analisi semantica, che indica
che le due lingue di una persona bilingue o poliglotta accedono ad un sistema
semantico comune.
In questi ultimi anni molti ricercatori hanno rivolto i loro studi sulle basi
cerebrali del bilinguismo, concentrandosi in particolare, su due questioni basilari
molto importanti:
- la rappresentazione del linguaggio;
- le correlazioni neurali per quel che riguarda lo switching del linguaggio , anche se nella letteratura neuropsicologica i risultati lasciano aperta la
questione di quale circuito neuronale sia coinvolto nel processo di switching
delle lingue.
In un esperimento di elettrofisiologia (Potenziali Evocati - ERP) condotto all'Università di Trieste si è voluto ricercare la presenza
di eventuali differenze di elaborazione corticale del linguaggio tra persone monolingui
e persone poliglotte (che parlavano da tre a sette lingue) di professione interpreti
simultanei, che avevano imparato la seconda lingua (quella inglese) in media a
undici anni.
Tale ricerca ha rivolto un interesse particolare all'elaborazione cognitiva legata
a due condizioni:
- al riconoscimento di frasi semanticamente scorrette (sia per il gruppo sperimentale
che per il gruppo di controllo) che ha portato di conseguenza a osservare delle
differenze nei processi elaborativi;
- al fenomeno dello switching (che definisce un meccanismo che opera automaticamente
quando chi parla si sposta tra differenti lingue) per il solo gruppo sperimentale.
Queste differenze hanno fornito indizi preziosi sulla diversità dei processi
sottostanti.Per quel che riguarda i dati comportamentali nel riconoscimento delle
frasi, i tempi erano minori se i soggetti di ambedue i gruppi rispondevano con
la mano destra, riflettendo così il ruolo dell'emisfero sinistro nella comprensione
del linguaggio.Per quanto riguarda i dati elettrofisiologici ottenuti analizzando
le onde cerebrali, si è potuto osservare una maggior differenza di elaborazione
corticale tra emisfero destro ed emisfero sinistro nei soggetti monolingui, segno questo di una maggior lateralizzazione della lingua nell'emisfero sinistro,
rispetto ai soggetti poliglotti, i quali avevano un'elaborazione corticale più
diffusa nei due emisferi ; ciò sta ad indicare una maggiore simmetria della rappresentazione del linguaggio
nei due emisferi. Dai risultati di questo esperimento si evidenzia una differenza
significativa rispetto al fattore lingua in favore della lingua italiana, sebbene
gli interpreti abbiano una perfetta conoscenza di altre lingue e questo confermerebbe
i dati in letteratura secondo cui la rappresentazione della lingua madre nell'emisfero sinistro consentirebbe
l'accesso più immediato, nonostante gli interpreti abbiano perfetta conoscenza
di altre.
Conclusione
L'argomento fin qui trattato ci da un'idea della perfetta organizzazione cerebrale
per ciò che riguarda la rappresentazione del linguaggio dal punto di vista fisiologico.
Paul Broca fu il primo a dimostrare un'asimmetria funzionale tra i due emisferi cerebrali
e a ritenere che quello sinistro presiedesse alla facoltà del linguaggio articolato
e fu Gorlitzer von Muendy , studiando un paziente bilingue, a ipotizzare una diversa lateralizzazione
cerebrale per la prima e seconda lingua.Esiste quindi un'organizzazione del linguaggio diversa in persone che parlano
una lingua rispetto a persone che parlano di più. Esse infatti hanno una rappresentazione
corticale più estesa rispetto alla lingua madre, che è rappresentata più al centro
dell'emisfero dominante sinistro.
Nel corso degli anni si sono realizzate tecniche sempre più avanzate per lo studio
della localizzazione delle lingue: dal semplice ascolto dicotico fino a metodi d'indagine più sofisticati, come le tecniche di neuroimmagine . Queste hanno permesso di comprendere i processi del linguaggio in soggetti
che avevano appreso la seconda lingua (o lingue successive) dopo il settimo anno
d'età rispetto soggetti che avevano acquisito due o più lingue prima del settimo
anno, evidenziando così la loro differente rappresentazione corticale. Con tali
tecniche si è potuto esaminare che i processi semantici in due diverse lingue
sono mediati da un sistema comune in bilingui o poliglotti, che hanno appreso
la seconda lingua dopo l'acquisizione della prima.
Negli ultimi anni, diversi ricercatori hanno rivolto un interesse particolare
non solo alla rappresentazione del linguaggio, ma anche alle correlazioni neurali
con esperimenti elettrofisiologici atti a mettere in luce le differenze di elaborazione
cognitiva legata a certe condizioni tra questi due tipi di soggetti. Esperimenti
che hanno fornito indizi preziosi sulla diversità dei processi sottostanti osservando
così anche la differenza di elaborazione corticale tra i due emisferi. I risultati
hanno messo in evidenza che la rappresentazione della prima lingua (lingua madre)
in soggetti poliglotti è rappresentata nell'emisfero sinistro nonostante essi
abbiano una perfetta conoscenza anche di altre lingue.
Alla luce di quanto detto fin'ora si potrebbe azzardare un'ipotesi affascinante:Potrebbe un individuo afasico monolingue, con deficit di comunicazione, essere
in grado di apprendere una nuova lingua dal momento che essa avrebbe una diversa
rappresentazione corticale rispetto alla prima? Potrebbe questo individuo dunque
proseguire il suo cammino senza dover soffrire?
Ardua domanda, che forse fra non molto avrà una risposta. |