Tutti noi, anche se probabilmente con modalità ed intensità diverse, proviamo
emozioni e quotidianamente sperimentiamo quanto i nostri pensieri e comportamenti
siano da esse influenzati. Le emozioni, oltre a dare colore alla nostra esistenza,
hanno anche un valore evolutivo e adattivo per l'individuo e la specie. Tale assunto
è valido non solo per le emozioni più semplici e universalmente riconosciute,
ma anche per le emozioni complesse maggiormente connesse all'interazione sociale.
Viene qui analizzato il valore adattivo ed il manifestarsi di due emozioni tra
loro connesse che sono l'emozione fondamentale del disgusto e quella complessa del disprezzo.
Il valore adattivo delle emozioni
In misura maggiore o minore, tutti noi proviamo emozioni e sperimentiamo quanto
i nostri pensieri e comportamenti siano da esse influenzati. Del resto le emozioni
svolgono una funzione molto importante per l'individuo e hanno un valore evolutivo
per la specie in quanto sono in grado di trasmettere rapidamente un contenuto
semplice ma di grande valore adattivo.
Pensiamo ad esempio alle cosiddette emozioni fondamentali quali felicità, tristezza, paura, rabbia, disgusto. Queste ultime sono attivate da categorie di individui o di oggetti che possiedono
un alto significato per l'individuo e la specie: in questo senso, felicità e tristezza sono le tipiche emozioni connesse alla presenza o alla perdita
delle figure di attaccamento, quali ad esempio le figure genitoriali, il partner,
i figli, i compagni o gli amici; al contrario la paura e la rabbia sono evocate
da concorrenti, da nemici o da eventi nel territorio; infine il disgusto è collegato
con il cibo e segnala la presenza di sostanze dannose ( D'Urso, 1990 ).
Allo stesso modo anche le emozioni complesse, quali ad esempio l'imbarazzo, la vergogna, il senso di colpa, l'invidia, la gelosia, il disprezzo, hanno un loro valore adattivo. Infatti tali emozioni, essendo strettamente connesse al modo di percepire se stessi e il proprio modo di relazionarsi
con l'ambiente esterno, consentono all'individuo di modulare al meglio le sue
relazioni sociali . Da questo punto di vista appare interessante descrivere e confrontare, a partire
da una prospettiva evolutiva ed adattiva, due emozioni che, sebbene abbiano ricevuto
meno attenzione di altre, sono comunque importanti da un punto di vista funzionale
e cioè: l'emozione fondamentale del disgusto e l'emozione ad essa vicina, ma più complessa quale il disprezzo.
Il valore adattivo del disgusto e del disprezzo
A differenza della maggior parte delle emozioni, il disgusto ha per stimolo scatenante
non un essere vivente, ma un qualcosa di inanimato rappresentato essenzialmente
dal cibo. Il disgusto è considerato un'emozione fondamentale, è riconosciuto universalmente
nelle sue manifestazioni e secondo l'interpretazione corrente ha la funzione di
proteggere dal rischio di entrare in contatto e specialmente di ingerire sostanze
potenzialmente dannose.
Si prova disgusto principalmente di fronte a stimoli sensoriali: vedere, toccare
o essere colpiti dall'odore di qualcosa che ispira repulsione, spinge ad allontanare
dal proprio campo percettivo l'oggetto disgustoso, distogliendo lo sguardo, scuotendo
le dita o sputandolo se lo si era già messo in bocca (Garotti, 1992 ).
Anche il disprezzo ha una valenza adattiva. In una prospettiva evoluzionistica
lo si può considerare come una modalità espressiva che serve per preparare l'individuo
o il gruppo a fronteggiare un avversario pericoloso, un nemico (D'Urso e Trentin, 1992 ). Come il disgusto, anche il disprezzo mette in guardia l'individuo da situazioni
potenzialmente pericolose, ma a differenza del disgusto, sembra essere un'emozione
più evoluta in quanto ha come referente principale non un oggetto inanimato, ma
un essere vivente ed è connesso con l'interazione sociale . Da questo punto di vista il disprezzo è considerato un'emozione complessa
non solo, come si è visto, per il suo referente, ma anche perché è riconosciuto
con minore facilità rispetto ad altri stati emotivi primari e perché si manifesta
più tardi: infatti l'emozione del disprezzo compare tra i 15 e i 18 mesi d'età
e si ipotizza che su di essa e sulla sua espressione influiscano le regole sociali
e culturali che il bambino apprende durante il suo sviluppo (Izard e Buechler, 1979 ).
Come si manifestano
Il disgusto è riconosciuto e si manifesta in modo universale tramite un'espressione
facciale molto caratteristica e poco controllabile che consiste principalmente
nell'arricciare le narici e nell'allargare la bocca come per spingere fuori il
suo contenut o. L'emozione del disgusto, quando è particolarmente intensa, è accompagnata
da nausea e vomito. Generalmente di fronte ad un oggetto che provoca disgusto
tutto il corpo si contrae e cerca di allontanarsi dall'oggetto in questione. Inoltre
spesso, in concomitanza a questi comportamenti, si emettono vocalizzazioni che
sono riconoscibili come segnali di ribrezzo. Esistono alcune somiglianze nel modo
di manifestare fisicamente disprezzo e disgusto: infatti l'espressione facciale del disprezzo si differenzia dall'espressione del disgusto solo per la minore
intensità e, qualora il disprezzo verso una persona sia molto forte, esso può
manifestarsi come ripugnanza o nausea esprimendosi in maniera molto simile al
disgusto per un odore ripugnante (D'Urso e Trentin, 1992 ).
Una caratteristica peculiare dell'emozione del disprezzo, rispetto al disgusto
e ad altre emozioni, è invece definita dal ruolo importante svolto dalle reazioni
verbali: in particolare queste ultime comprendono la battuta ironico/sarcastica,
lo scherno, la derisione e nei casi estremi l'insulto (Garotti, 1982).
A cosa sono legati il disgusto ed il disprezzo
Rozin e Fallon (1987) , gli psicologi che più recentemente hanno studiato l'emozione del disgusto,
ritengono che l'oggetto che scatena questa emozione sia quasi sempre di origine
animale; può essere un animale vivo e integro (come ad esempio uno scarafaggio),
la parte di un essere vivente (come un arto amputato) o pezzi di origine animale
(come il sangue o le budella). Inoltre, nonostante si sia rilevato che gli oggetti
che ispirano disgusto variano da cultura a cultura più che da individuo ad individuo
ne esistono alcuni, come le feci, l'urina il muco, che unificano tutti gli abitanti
della terra in una repulsione unanime.
L'emozione del disprezzo, al contrario, viene espressa prevalentemente nelle
situazioni di interazione sociale. In particolare, secondo Garotti (1982) , il disprezzo verso un altro individuo è provocato soprattutto da comportamenti trasgressivi
di norme morali, dal tradimento della fiducia, dalla trasgressione di convenzioni
sociali, da comportamenti aggressivi e violenti, da atteggiamenti immotivati di
superioriorità, da insincerità e falsità.
Si è anche visto che ci sono differenze significative tra maschi e femmine nello sperimentare disprezzo: per i maschi il tradimento della fiducia e atteggiamenti
immotivati di superiorità sono le cause scatenanti più frequenti; viceversa per
le femmine le cause scatenanti più rappresentate sono le trasgressioni di norme
morali e la falsità.
Conclusioni
Da quanto sin qui riportato emerge come anche le emozioni del disgusto e del
disprezzo, emozioni alle quali la letteratura ha concesso una minor attenzione
rispetto ad altre, siano estremamente funzionali al benessere dell'individuo e alla preservazione della specie. Infatti, da un lato tra le funzioni più antiche
dell'emozione del disgusto c'è quella di impedire che l'organismo entri in contatto,
ingererendoli, inalandoli o toccandoli, con alimenti o sostanze potenzialmente
dannosi per l'organismo; dall'altro l'emozione più complessa e più evoluta del
disprezzo consente all'individuo di modulare, rendendole più funzionali, le proprie
relazioni sociali e di confrontarsi, anche nell'immediatezza del vissuto emotivo,
con valori e norme di comportamento socialmente condivise. |