LA SINDROME DEL TUNNEL CARPALE
SINDROME TUNNEL CARPALE |
A cura della D.ssa
Maria Angela Molinaro | Introduzione
La Sindrome del Tunnel Carpale è una delle patologie più diffuse che interessano
l'arto superiore. Colpisce prevalentemente il sesso femminile in un età compresa
tra i 40 ed i 60 anni ma si può occasionalmente presentare anche in pazienti al
di sotto dei 20 anni.
Le cause di questa malattia sono molteplici; esiste una predisposizione individuale
ma molto dipende dall'attività svolta dal soggetto; le persone, ad esempio, che
lavorano molto con le mani (sarte, casalinghe, dattilografi, operai ecc.) vanno
incontro più frequentemente di altre a tale sindrome. Si tratta di una neuropatia
ed è dovuta alla compressione del nervo mediano a livello del polso nel suo passaggio
attraverso il tunnel carpale, un canale formato dalle ossa carpali sulle quali
è teso il legamento traverso del carpo, un nastro fibroso che costituisce il tetto
del tunnel stesso, inserendosi, da un lato, sulle ossa scafoide e trapezio e dall'altro
sul piriforme ed uncinato (ossa del carpo della mano). In questo "tunnel" passano
strutture nervose (nervo mediano), vascolari e tendinee (tendini muscoli flessori
delle dita). Il nervo mediano fornisce la sensibilità alle prime tre dita e a
metà del dito anulare. Esso inoltre fornisce lo stimolo per il movimento ai muscoli
che si trovano alla base del pollice. La sindrome del tunnel carpale (STC) si
presenta quando il nervo soffre perché viene compresso nel suo tratto di passaggio
attraverso il tunnel. Di solito la causa della compressione è l’aumento dello
spessore del “soffitto” del canale, formato dal legamento palmare trasverso. Ciò
può essere dovuto a traumi ripetuti (per lo più per motivi legati al lavoro),
a malattie di tipo reumatico e a modificazioni ormonali (ad esempio, la menopausa).
Altre cause meno frequenti sono le cisti o i lipomi all’interno del canale carpale
e le fratture del polso, che possono rendere irregolare il “pavimento” del tunnel,
restringendo lo spazio a disposizione del nervo.
Sintomi
La fase iniziale della compressione del nervo mediano è detta “irritativa”, può
durare anche vari anni ed è caratterizzata da alterazioni della sensibilità specifiche
ed episodiche che si verificano soprattutto durante la notte o al risveglio. In
particolare si riscontra quasi sempre una sensazione di formicolio e torpore alle
prime tre dita della mano. In passato tale sintomatologia veniva messa in relazione
ad eventuale artrosi cervicale, spesso coesistente. L’evoluzione della compressione,
porta alla fase "deficitaria" in cui le parestesie dolorose diventano continue
e non solo notturne; a ciò si aggiunge una obiettività clinica data da: ipoestesia
termo dolorifica del lato palmare delle prime tre dita (non del cavo palmare della
mano che viene innervato da un rametto cutaneo emesso prima entrare nel tunnel!)
a ciò si aggiunge ipostenia dell’abduttore del 1° dito, che compie l'abduzione
palmare del pollice, dell'opponente del pollice (in specie), che compie l'opposizione
rispetto alle altre dita e del flessore breve del 1° dito, che compie la flessione
della prima falange del pollice. Per tali deficit il paziente riferisce una minore
abilità nei movimenti di presa con tendenza a farsi sfuggire di mano gli oggetti.
Il nervo mediano fornisce alla mano la maggior parte delle fibre vasomotorie e
trofiche per cui si può avere anidrosi, edema e pallore della mano e delle dita
(questo sintomo è stato constatato molto frequentemente: il paziente sente la
mano dura, secca, insensibile come fosse “di legno”). Se non adeguatamente trattata,
si arriva inesorabilmente ad un peggioramento dei sintomi: giungendo alla fase
"paralitica", caratterizzata da gravi disturbi della sensibilità tattile e dalla
diminuzione della forza prensile anche a causa dell’ipotrofia muscolare presente
alla eminenza tenare, situata alla base del pollice. Il dolore è tipico delle
fasi avanzate della compressione nervosa: inizia alle dita e si irradia fino alla
spalla omolaterale.

La diagnosi
La sintomatologia del tunnel carpale è quasi esclusivamente soggettiva e caratterizzata
nella fase iniziale dal formicolio o sensazione di “addormentamento” o torpore
presente nelle dita. All’inizio questi sintomi sono presenti al risveglio mattutino
o svegliano il paziente durante la notte in rapporto alle posizioni in estensione
o flessione che può assumere il polso durante il riposo notturno. In effetti la
posizione forzata in flessione o estensione del polso mantenuta dal paziente per
circa trenta secondi, se causa formicolio nel territorio del mediano è ritenuta
un test clinico oggettivo affidabile di presenza della sindrome (test di Phalen).
Altro test clinico oggettivo attendibile solo nelle avanzate compressioni è il
test di Tinel (percussione con dito o martelletto della regione anteriore del
polso ritenuto positivo quando la manovra provoca una sorta di “scarica” elettrica
lungo il decorso del mediano).
Nei casi dubbi si può consigliare un esame che permetta di valutare sia la velocità
di conduzione dello stimolo nervoso da parte del nervo mediano (elettroneurografia
sensitiva e motoria) sia il trofismo muscolare della eminenza tenare, specialmente
l’opponente del pollice. Bisogna però precisare che questi esami elettrici diventano
positivi solo nelle fasi di avanzata compressione nervosa per cui vanno interpretati
dallo specialista, che dovrà coniugare i risultati di questi esami con l’esame
clinico e spesso consigliare trattamento chirurgico pur con EMG negativa.
Diagnosi Differenziale
In genere è facile diagnosticare una STC ma nei casi non caratteristici si pone
la diagnosi differenziale con:
- Sindrome di Struthers, Sindrome del pronatore rotondo e Sindrome del crampo dello
scrivano (compressione del mediano rispettivamente da parte del legamento originante
da una iperostosi dell’omero, da parte dei due capi di un pronatore rotondo miositico,
da parte di una lacinia fibrosclerotica appena distalmente al pronatore rotondo):
in questi casi vi è presenza del Segno di Tinel a livello del pronatore rotondo,
parestesie e dolore nel territorio del mediano durante l’estensione del gomito
e la pronazione nella prima sindrome, continue nella seconda, nella scrittura
e nei movimenti fini e ripetitivi delle dita (suonare, disegnare) nella terza
sindrome. Infine nelle tre sindromi vi è un certo coinvolgimento del pronatore
rotondo e dei mm flessori dell'avambraccio dipendenti dal mediano: più distalmente
nella seconda sindrome e ancora più distalmente nella terza sindrome.
- Radicolopatia cervicale C6 - C7: si ha cervicobrachialgia, assenza di Tinel al
carpo, parestesia a distribuzione radicolare nell’estensione del rachide, distribuzione
del disturbo sia motorio che sensitivo in ordine radicolare (C6 o C7) e non tronculare
(del mediano).
- Sindrome dell'egresso toracico: positività alla palpazione e compressione sovraclavicolare,
possibile positività della manovra di Adson, facile cointeressamento del territorio
ulnare.
- Siringomielia: si hanno disturbi sensitivi dissociati tipici e iperreflessia
da sofferenza midollare.
- Malattie neurologiche tipo SLA.
- Neurite da Arseno-Benzoli che colpisce precocemente i muscoli della mano. L’anamnesi
dirimerà i dubbi.
Trattamento
Quasi tutti gli Autori concordano per un trattamento conservativo nella fase
irritativa e chirurgica nella fase deficitaria e paralitica. Un interventismo
eccessivo, nella fase di soli segni soggettivi, non è giustificabile. Nella fase
di irritazione il trattamento indicato è senz'altro conservativo con: antinfiammatori,
gruppo vitaminico B, riposo con eventuale steccatura in lieve estensione e protezione
da freddo ed umidità. Si sconsiglia in modo assoluto la pratica di infiltrazione
corticosteroidea nel tunnel: è documentato un danno istologico oltre ad un ritardo
nella cicatrizzazione della ferita chirurgica. Tale infiltrazione era fatta tra
grande e piccolo palmare, sopra l’interlinea articolare con inclinazione di 45°
distalmente.
Nella fase deficitaria si rende indispensabile il trattamento chirurgico di decompressione
del nervo mediano mediante sezione del ligamento trasverso del carpo. Sono state
prospettate nel tempo diversi tipi di incisione: ad ala di gabbiano, a baionetta,
traverse nell’interlinea articolare. È preferibile la incisione palmare pura tipo
Mayo Clinic che segua la rotondità della eminenza thenar, alla sua base, nel solco
di maggior depressione, parallela o sulla piega cutanea ivi presente. È indispensabile
che il chirurgo tenga in attenta considerazione i limiti anatomici del ligamento,
evitando di eseguirne una sezione limitata al polso, per l'ansia di lasciare una
piccola cicatrice chirurgica. Se la parte di ligamento trasverso che nella mano
arriva a coprire i rami di divisione terminale del mediano viene lasciata integra,
sarà facile trovarsi di fronte ad un risultato scadente, o ad una recidiva. Si
sottolinea inoltre che una piccola incisione limitata alla piega del polso, non
permette di visualizzare bene il ramo motorio per l'eminenza thenar, e vi è quindi
il rischio di provocare una paralisi di quella muscolatura. La possibilità di
esaminare il nervo per tutta l'estensione da prossimale al canale carpale fino
ai suoi rami di divisione permetterà di ottenere un ottimo risultato. L'esame
del pavimento del carpo per escludere eventuali neoformazioni o fatti iperostosici
è l'ultima tappa dell'intervento. D’altro canto bisogna evitare incisioni spropositate
al modesto obiettivo della chirurgia tenendo conto che il palmo della mano è una
regione ove le cicatrici guariscono con difficoltà spesso con desquamazione degli
strati cutanei superficiali, per cui si consiglia tenere medicata la ferita con
sostanza grassa e steccare il polso per qualche giorno. L’insidia della chirurgia
non si limita a quanto detto; infatti, al nervo si deve arrivare incidendo strato
a strato, protetti da una sonda anatomica e bisogna evitare assolutamente sanguinamenti
perché susciteranno flogosi. Nella fase paralitica l'intervento si impone come
procedura urgente, nella speranza di offrire delle possibilità di ripresa.
Ozonoterapia
La STC può essere trattata con ozonoterapia con risultati ottimi. L’infiltrazione
non viene fatta nel tunnel per non toccare il nervo ma viene fatta sopra l’interlinea
articolare del polso basandosi sul fatto che la fascia antebrachiale è in continuazione
con il legamento traverso del carpo ma è molto più sottile del legamento traverso
per cui si possono usare aghi corti e sottili e quindi meno traumatici che difficilmente
possono raggiungere direttamente il nervo. Immesso sotto tale fascia l’ozono non
tenderà imboccare il tunnel specie se esso è ristretto ma tenderà ad andare prossimamente
tra i muscoli dell’avambraccio. Bisogna evitare ciò e spingerlo nel tunnel: esso
avrà un effetto meccanico oltre che chimico.
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