SCREENING DEI TUMORI DEL COLON-RETTO: REALTÀ O UTOPIA?
SCREENING TUMORI COLON-RETTO |
A cura di Rossana Berardi
Clinica di Oncologia Medica,
Università Politecnica delle Marche,
Ancona | I tumori del colon-retto
I tumori invasivi (adenocarcinomi) del colon-retto sono dovuti alla crescita
anomala delle cellule della mucosa colica, cioè del rivestimento interno dell’organo.
Dal punto di vista epidemiologico si mantengono distinti i tumori del colon da
quelli del retto (che si sviluppano entro 11cm dall’ano) in quanto mostrano incidenza
e mortalità diverse.
Questo andamento suggerisce che i due tumori possano avere cause correlate, ma
non completamente identiche, e caratteristiche biologiche diverse. Nel 90% dei
casi il cancro del colon-retto è preceduto da una lesione benigna, il polipo adenomatoso,
la cui rimozione comporta una netta riduzione del rischio di neoplasia. I polipi
non sono altro che masse di tessuto sporgenti all’interno del colon. Se hanno
una larga base di impianto si definiscono sessili, se sono a forma di fungo si
dicono peduncolati.
La probabilità di trasformazione neoplastica aumenta nei cosiddetti “adenomi
ad alto rischio” che presentano cioè caratteristiche microscopiche specifiche
(componente villosa, displasia grave) e dimensioni superiori a un centimetro.
Anche in questo caso l’asportazione del polipo, generalmente eseguita per via
endoscopica, elimina il rischio di tumore in quella sede.
Non tutti i polipi tendono a degenerare; si stima che circa il 25% degli adenomi
ad alto rischio si trasformi in tumore maligno attraverso una serie di passaggi
intermedi legati a mutazioni di carattere genetico (sequenza adenoma-carcinoma).
La trasformazione del polipo in tumore invasivo e l’accrescimento di questo è
un processo molto lungo che di norma impiega molti anni.

Epidemiologia
Il carcinoma del colon retto rappresenta una delle principali cause di morbilità
e mortalità per tumore nei Paesi occidentali, costituendo il 12% di tutte le neoplasie
ed il 40% dei tumori del tratto gastroenterico. In Europa è la neoplasia più frequente
nei non fumatori. In Italia si stimano 35-40.000 nuovi casi l’anno, con dei tassi
di incidenza e di mortalità maggiori nelle regioni centro settentrionali rispetto
a quelle del sud e alle isole. Il tasso di mortalità globale è stimato in 18.000
decessi all’anno. Il cancro del retto, colpisce più frequentemente i maschi con
età media alla diagnosi di sessanta anni circa.
Il rapporto di mortalità tra i due sessi (M/F) si è modificato negli ultimi decenni
passando da 1,2 negli anni ’50 ad 1,5 negli anni ’90 per poi subire, più recentemente,
una nuova flessione, in virtù dell’aumento del tasso di sopravvivenza osservato
anche negli uomini.
Eziopatogenesi
Esistono due diversi aspetti da tenere in considerazione nella valutazione patogenetica
del carcinoma colo-rettale:
- Fattori ambientali
- Fattori genetici ed ereditari
Fattori ambientali
In questo contesto, il ruolo maggiore è quello svolto da fattori dietetici quali:
dieta ipercalorica, elevato consumo di grassi animali e carni rosse, elevato consumo
di bevande alcoliche e zuccheri raffinati. Tutti questi fattori agirebbero in
maniera sinergica sia con un effetto tossico diretto nei confronti della mucosa
colica (come nel caso delle amine eterocicliche derivanti dalla cottura prolungata
delle carni) sia per un aumentata secrezione di sali biliari e lisolecitine potenzialmente
cancerogene. Il ruolo protettivo svolto dai vegetali, in virtù di un elevato contenuto
di vitamine e fibre non assorbibili, in grado di aumentare la massa fecale e di
velocizzare il transito intestinale, non trova in letteratura dati univoci. Unanime
accordo esiste invece, in merito al ruolo protettivo svolto dall’attività fisica,
grazie alla riduzione del peso corporeo che questa comporta. Il sovrappeso, l’obesità
e la sedentarietà rappresentano infatti, importanti fattori di rischio per i tumori
del colon e in misura minore per quelli del retto.
Tra i fattori dietetici va infine sottolineato il possibile ruolo protettivo
svolto dall’acido folico e dalla vitamina D. Nell’ambito dei fattori indipendenti
dall’alimentazione non risulta ancora completamente chiarito il ruolo predisponente
svolto dal fumo di sigaretta ed il ruolo protettivo delle terapie ormonali sostitutive
e dell’assunzione cronica di inibitori, selettivi e non, della Cicloossigenasi
2.
Quindi anche per il cancro del colon-retto valgono le indicazioni già utili alla
riduzione del rischio cardio-vascolare: dieta ipocalorica, ricca di vegetali e
fibre e una regolare attività fisica.
Fattori familiari ed ereditari
Indipendentemente dai fattori ambientali è possibile ereditare il rischio di
ammalarsi di cancro del colon-retto se nella famiglia di origine si sono manifestate
alcune malattie che predispongono alla formazione di polipi e tumori dell’intestino.
Tra queste le più note sono le poliposi familiari (la poliposi adenomatosa familiare
o FAP, la sindrome di Gardner , la sindrome di Turcot) e il cancro del colon-retto
ereditario non associato a poliposi (detto HNPCC o sindrome di Lynch). Queste
sindromi sono responsabili di una piccola parte dei tumori (2% circa), ma il loro
studio ha permesso di identificare alcune mutazioni genetiche alla base dei tumori
del colon-retto e di allestire test genetici per scoprire precocemente, all’interno
delle famiglie affette, i portatori della malattia consentendo di attuare adeguati
provvedimenti di prevenzione e sorveglianza periodica a partire dall’età giovanile.
Nel primo caso, le manifestazioni della patologia, non presenti alla nascita,
si caratterizzano per la comparsa, intorno ai dieci-quindici anni di età, di centinaia
o migliaia di polipi adenomatosi che tendono ad evolvere in cancro nel 100% dei
casi, richiedendo necessariamente una proctocolectomia con anastomosi ileo-anale,
entro i venti anni di età.
Nel caso della sindrome di Lynch la diagnosi risulta molto più complessa, mancando
le manifestazioni fenotipiche in grado di distinguere tali neoplasie dalle forme
di carcinoma sporadico.
Il sospetto si fonda sulla presenza dei diversi fattori previsti dai criteri
di Amsterdam:
- Almeno tre parenti con carcinoma del colon-retto documentato istologicamente.
- Almeno due generazioni successive affette.
- In uno degli individui affetti, diagnosi posta prima dei 50 anni di età.
Accanto a questi fattori vanno ricercate altre caratteristiche; come la localizzazione
del tumore nelle sezioni coliche di destra e la presenza nello stesso soggetto
o in altri membri della famiglia di carcinomi dell’endometrio, dello stomaco o
dell’apparato urogenitale.
L’identificazione dei geni coinvolti nelle forme eredo-familiari di
tumore colon-rettale: APC ed hMLH1/hMSH2 rispettivamente nella poliposi familiare
e nella HNPCC ha consentito l’introduzione di test genetici di screening da applicare
nell’ambito del counselling genetico nei pazienti con anamnesi familiare positiva
per questo tipo di tumore, consentendo in questo modo di individuare soggetti
ad alto rischio, da sottoporre a periodica sorveglianza endoscopica. Un’ultima
categoria di soggetti a rischio, è rappresentata dai parenti di primo grado di
un paziente che abbia sviluppato un carcinoma colon rettale sporadico. In questo
caso, il rischio di sviluppare la malattia risulta tre volte maggiore rispetto
alla popolazione sana e costituisce una valida indicazione all’esecuzione di un
esame endoscopico attorno ai quarantacinque anni di età.
Fra i fattori non ereditari si ritiene importante l’età: l’incidenza è infatti
dieci volte superiore tra le persone di 60-64 anni rispetto a quelle di 40-44
anni. Alcune malattie croniche infiammatorie intestinali (come la rettocolite
ulcerosa e il Morbo di Crohn) rendono necessari controlli periodici, in quanto
costituiscono a loro volta un fattore di aumentato rischio per cancro del colon-retto.
La maggior parte dei carcinomi del colon-retto si localizzano nel sigma (45%)
e nel retto (25%). Nelle ultime decadi e stato comunque evidenziato un incremento
nella percentuale di lesioni localizzate nel colon prossimale (cieco, colon ascendente,
traverso) fino a costituire un 30% dei casi totali. Le dimensioni della lesione
possono variare da pochi millimetri a più di dieci centimetri di diametro.
Clinica e diagnosi
I sintomi del cancro rettale sono in genere scarsi nelle fasi iniziali di malattia,
inducendo il paziente a consultare il medico dopo alcuni mesi dall’inizio apparente
della patologia. Va considerata, con particolare sospetto nei soggetti di età
superiore ai cinquanta anni, la presenza di: tenesmo, alternanza di episodi di
stipsi e diarrea, emissione di feci frammiste a sangue, muco o pus, senso di peso
sacro-coccigeo e premiti dolorosi.
Talvolta il quadro generale risulta del tutto aspecifico e si caratterizza per
la presenza di dispepsia, dimagramento ed anemizzazione. Sono possibili anche
dei quadri di tipo subocclusivo soprattutto nel caso di localizzazioni sovra-ampollari.
Che cosa è un programma di screening
Un programma organizzato di screening di popolazione è un programma di sanità
pubblica che si rivolge ad una ben definita popolazione, considerata a particolare
rischio per età o per altre caratteristiche, alla quale è attivamente offerto
un test (detto test di screening) di facile esecuzione, innocuo, ripetibile, facilmente
accettabile, al fine di selezionare un sottogruppo di popolazione positivo al
test da sottoporre ad ulteriori e più sofisticate indagini diagnostiche. In generale,
lo screening è una metodica che consente di individuare una malattia prima che
essa causi sintomi.
In questo caso può consentire di cogliere una malattia pre-tumorale (es. polipi
pre-cancerosi) o tumorale nelle sue prime fasi di sviluppo, in modo da garantire
un tempestivo intervento terapeutico. Un intervento precoce sarà limitato e conservativo,
consentirà la risoluzione della patologia e aumenterà le probabilità di guarigione
completa.
Il test di screening
Come riportato dal National Cancer Institute, uno degli enti più autorevoli in ambito oncologico, uno o più dei test illustrati
di seguito sono stati presi in considerazione per lo screening del colon-retto:
- ricerca del sangue occulto nelle feci: le lesioni tumorali e, seppure in misura minore i polipi adenomatosi, per le
loro caratteristiche strutturali, possono sanguinare fin dai primissimi stadi
di sviluppo. Questo sintomo può rimanere inavvertito per lungo tempo, in quanto
la quantità di sangue emessa è estremamente piccola e quindi impercettibile all’occhio
umano. Durante questo tempo, tuttavia, le lesioni possono continuare a svilupparsi
lentamente. Il sanguinamento è da attribuire a lesioni pre-tumorali (adenomi)
o tumorali (seppure in gran parte ai primi stadi di sviluppo) nel 30-40% dei casi;
nella restante parte può essere attribuito ad altre alterazioni intestinali di
scarso rilievo dal punto di vista oncologico, come le emorroidi, le ragadi, le
fistole, i diverticoli, i polipi iperplastici o di altra natura. Questo sanguinamento
non visibile ad occhio nudo e pertanto “occulto” oggi può essere rilevato da un
esame molto sensibile e specifico – il test per la ricerca del sangue occulto
nelle feci - che consente di identificare lesioni pre-tumorali o tumorali e permette
di avviare accertamenti più approfonditi (principalmente la colonscopia), per
verificarne l’origine. Gli adenomi e i tumori in fase precoce non sanguinano in
modo continuativo, ma saltuario, per questo è possibile che ad un primo test,
pur in presenza di una lesione, il sanguinamento occulto non sia presente. È quindi
necessario, per aumentare la probabilità di identificare un sanguinamento, ripetere
periodicamente il test. La periodicità ritenuta ottimale, anche in relazione al
lento sviluppo dei tumori, è ogni due anni. Alcuni studi hanno dimostrato che
ripetendo il test di ricerca del sangue occulto nelle feci ogni 1-2 anni nelle
persone di 50-80 anni, è possibile ridurre la mortalità del cancro colo-rettale
fino al 30%.
- sigmoidoscopia: è l’esame del retto e del sigma usando uno strumento chiamato sigmoidoscopio.
Mediante questo esame è possibile identificare lesioni precancerose o tumorali
nel retto e nella parte bassa del colon. Numerosi studi hanno dimostrato che un
utilizzo regolare della sigmoidoscopia nell’ambito di programmi di screening nelle
persone con più di 50 anni può ridurre la mortalità per cancro del colon-retto.
- colonscopia: è l’esame del retto e dell’intero colon usando uno strumento analogo a quello
utilizzato nella sigmoidoscopia chiamato colonscopio. Mediante questo esame è
possibile identificare lesioni precancerose o tumorali nell’intero colon-retto
(inclusa la parte più alta del colon che non viene esaminata dalla sigmoidoscopia).
Si tratta di un esame di una certa invasività, per cui è necessario ancora approfondire
il rapporto rischi/benefici prima di estenderlo in programma di screening di vasta
scala.
- clisma opaco a doppio contrasto: è rappresentato da Rx dell’intero colon-retto eseguiti dopo che i pazienti
hanno assunto una soluzione di bario e dopo che dell’aria è stata introdotta nel
colon. Vari studi hanno evidenziato che con questo tipo di esame è possibile non
evidenziare piccoli polipi.
- esplorazione rettale: viene spesso condotta routinariamente durante la visita. Consente di esaminare
solo la parte bassa del retto.
I metodi sopracitati sono stati valutati e sono tuttora in corso di studio, sia
singolarmente che in associazione, al fine di determinare la loro efficacia e
i loro rischi in programmi di screening. I più importanti organismi americani,
tra cui la U.S. Preventive Services Task Force e l’American Cancer Society hanno
sviluppato linee guida per lo screening dei tumori del colon-retto. Non vi è unanime
accordo in merito ai test proposti e alla loro periodicità nelle linee guida proposte,
ma in senso generale viene supportato lo screening per questa patologia. La tabella
seguente riporta i vantaggi e gli svantaggi dei test di screening proposti.
| Test |
Vantaggi |
Svantaggi |
| Ricerca di sangue occulto nelle feci |
- non è necessaria una preparazione del colon
- i campioni possono essere raccolti a casa - il costo è basso se confrontato
con altri test di screening
- non causa sanguinamento o altre problematiche a livello del colon
|
- non è in grado di identificare una gran parte di polipi ed alcuni tumori
- può determinare risultati falsi positivi (ovvero suggerisce la presenza di una
anormalità quando questa non è presente)
- limitazioni dietetiche e di altro tipo (es. aumentare l’introito di fibre, evitare
l’assunzione di carne, di alcuni vegetali, di vitamina C, di ferro e di aspirina)
sono spesso raccomandate per alcuni giorni prima del test
- altre procedure più invasive, quali la colonscopia, possono essere necessarie
se il test risulta positivo
|
| Sigmoidoscopia |
- il test è generalmente rapido, con poche complicazioni
- il fastidio legato all’esame è sopportabile
- in alcuni casi, è possibile effettuare contestualmente una biopsia e rimuovere
il polipo durante l’esame, se necessario
- richiede una preparazione inferiore rispetto a quella richiesta dalla colonscopia
|
- il test consente di studiare solo il retto e la parte bassa del colon. Alcuni
polipi della parte alta del colon non vengono evidenziati
- determina un rischio basso di sanguinamento
- altre procedure più invasive, quali la colonscopia, possono essere necessarie
se il test risulta positivo
|
| Colonscopia |
- consente di esaminare l’intero colon
- è possibile effettuare contestualmente una biopsia e rimuovere il polipo durante
l’esame, se necessario
|
- può non evidenziare piccoli polipi o piccole lesioni tumorali, ma è il più sensibile
tra quelli attualmente disponibili
- è necessaria una preparazione del colon per poter effettuare l’esame
- talora è necessaria la sedazione del paziente
- seppure non frequentemente, può determinare alcune complicazioni come il sanguinamento
|
| Clisma opaco a doppio contrasto |
- consente di esaminare l’intero colon
- non è necessaria sedazione
|
- può non evidenziare piccoli polipi o piccole lesioni tumorali
- è necessaria una preparazione del colon per poter effettuare l’esame
- può determinare risultati falsi positivi
- è possibile eseguire biopsie o rimuovere polipi durante il test
- raramente è necessario eseguire ulteriori esami se il test evidenzia una anormalità
|
| Esplorazione rettale |
- viene spesso eseguita routinariamente durante la visita
- non è necessaria la preparazione del colon
- è generalmente rapida e indolore
|
- può evidenziare anormalità solo nella parte bassa del retto
- altre procedure più invasive sono necessarie se evidenzia anormalità
|
La situazione in Italia
La situazione dello screening per il tumore del colon-retto in Italia è piuttosto
complessa: non è stato ancora raggiunto, infatti, un consenso sul protocollo da
adottare. I due test principali, promossi in modo diverso a seconda delle realtà
locali e regionali, sono quelli del sangue occulto nelle feci e della colonscopia.
Ad esempio, la Toscana e l’Emilia Romagna promuovono l’offerta del test per il
sangue occulto; in Piemonte si è deciso di adottare un programma che offre alla
popolazione, al compimento del 58esimo anno di età, la sigmoidoscopia in prima
battuta. Chi però non accettasse di eseguirla, può optare per il test del sangue
occulto. La Regione Lazio propone la ricerca di sangue occulto nelle feci per
lo screening della popolazione a rischio generico (50-74 anni), la colonscopia
per lo screening della popolazione ad alto rischio (familiari dei portatori di
neoplasia).
È pertanto evidente che gli screening oncologici, inclusi nei livelli essenziali
di assistenza, non hanno raggiunto lo stesso grado di sviluppo in tutto il Paese.
Il Parlamento, preso atto di una situazione di grave squilibrio nell’offerta degli
screening, ha quindi deciso di destinare risorse finanziare aggiuntive (52 milioni
di euro nel triennio 2004-2006) per interventi orientati a promuovere il riequilibrio
dell’offerta e la qualità degli screening del cancro della cervice uterina e della
mammella e la diffusione dello screening del cancro del colon retto.
Il Piano screening ha individuato gli obiettivi e le modalità di assegnazione
alle Regioni delle risorse da utilizzare per il raggiungimento dei seguenti obiettivi:
- correzione degli squilibri territoriali.
- attivazione dello screening del colon retto.
- consolidamento dei programmi esistenti.
Dato che attualmente la situazione in Italia non è uniforme, è fondamentale parlare
con il proprio medico curante per conoscere quali possibilità sono presenti nelle
regioni di appartenenza e per verificare, in base ai personali fattori di rischio,
se e quando effettuare i test di screening.
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