PORNOGRAFIA
Introduzione
La pornografia è ancora oggi un tema che suscita interesse e allo stesso tempo preoccupazione.
Escludendo l’aspetto infantile della pedopornografia, deleterio e degradante sia
per l’essere umano in generale, che per il concetto “sano” della pornografia in
sé, è importante inquadrare storicamente quanto accaduto nei vari passaggi evolutivi.
Questo breve excursus storico permetterà di affrontare il concetto più delicato
di “libertà sessuale”, affiancato a quello più semplice di educazione sessuale,
purtroppo ancora oggi delegato senza alcune regole chiare e precise alle agenzie
“educative” della nostra società.
Accenni di storia
Anche se alcune immagini fortemente erotiche, legate alla simulazione del rapporto
sessuale, sono facilmente riconoscibili negli affreschi recuperati negli scavi
di Pompei e appartenuti ai famosi “lupanari” è importante differenziare l’aspetto
tipico dell’erotismo da quello più complesso e “controverso” della pornografia.
L’erotismo è l’espressione più “tollerata” della nudità: quando riferita all’atto sessuale,
l’eccitazione nasce e si manifesta semplicemente perché scatenata dall’immaginazione
del semplice contenuto erotico. La pornografia, invece è la rappresentazione esplicita dell’atto sessuale, dove i genitali
hanno ampio spazio nello scenario visivo lasciando poche possibilità all’immaginazione.
Ecco, allora, che la pornografia mette in mostra quanto accade durante il comportamento
sessuale dell’essere umano facendo rimanere indigesta la “pubblica indecenza”
non solo dell’atto della copula, ma soprattutto dell’osservazione dell’organo
genitale maschile in piena erezione.
I primi materiali fotografici e filmici risalgono al 1969: piena rivoluzione
sessuale. Oltre agli Stati Uniti che interpretarono il “permissivismo” del periodo
iniziando a strutturare cambiamenti anche legislativi in merito al tema della
pornografia, molti altri paesi europei come la Danimarca, la Scandinavia, la Germania,
l’Olanda, il Belgio e la Francia “decriminalizzarono” la produzione e la distribuzione
della pornografia stimolando la nascita di cinema hard, sex shops e zone delle città definite quartieri “a luci rosse” dedicate ai piaceri del
sesso e dove i peepshows e i live shows recitavano il ruolo principale. (esempi: Pigalle a Parigi, Soho a Londra e il
Tenderloin a San Francisco).
Negli anni '70, come evidenzia anche Adamo (2004), l’affermazione dell’hard è l’espressione di un epifenomeno della vittoria del “permissivismo”. Anche se
le varie sentenze giudiziarie e le possibili regolamentazioni giuridiche di questi
paesi hanno provato ad impedire il proliferarsi di materiale pornografico, nasce
il fronte definito dei pornocrates, ovvero la perfetta integrazione tra i pornografi, gli intellettuali, le riviste
e la gente del cinema.
L’industria del porno inizia ad ingigantirsi e soprattutto, a fatturare cifre
che nel tempo saranno destinate solamente ad aumentare.
I registi del porno accettano le sfide più curiose cercando di rappresentare
nei loro lungometraggi non solo l’aspetto simbolico dell’atto sessuale, ma introducendo
elementi che, in un continuum temporale, vanno a scuotere l’opinione pubblica.
L’esempio del porno chic nato con il famosissimo film con Linda Lovelace "Deep Throat (Gola Profonda),
evidenziò da un lato l’espressione artistica dell’attrice e dall’altro l’inizio
di una lotta, intrapresa soprattutto dalla femministe “antiporno” sulla salvaguardia
dello sfruttamento della donna.
Gli anni '80 furono segnati da un grande mutamento sociale: il porno diventa
di massa. Infatti, viene meno la produzione dei filmati hard nelle sale dei cinema definiti a “luci rosse”, mentre viene favorita la diffusione
della videocassetta, che introduce l’uso privato e casalingo del materiale pornografico.
Oltre alla trasformazione legata al prodotto tipicamente cinematografico, dove
l’attenzione alla trama e alla storia trasforma i linguaggi del porno utili a raccontare l’esperienza hard core, gli stessi attori passano da una tipologia definita di “recitazione” e fiction
alla categoria dei performers. “..nel mondo del video la capacità di recitare è meno richiesta della qualità
estetica dei corpi…coloro che provengono da esperienze di recitazione lasciano
il posto a modelli/e, e ancora più a dilettanti di bell’aspetto capaci di esprimere
la propria sessualità di fronte alla videocamera” (Adamo, 2004).
In altre parole l’avvento della videocassetta oltre a rendere più fruibile il
prodotto pornografico, avvicina non solo i fruitori, ma anche gli eventuali “sostenitori”
a promuovere una nuova idea e consapevolezza dell’immaginario hard.
Gli anni '90 si aprono quindi con un’importante trasformazione nei contenuti
dell’hard. John Stagliano introduce il metodo della “camera a mano”, quindi concede a
chi guarda il video di immedesimarsi totalmente nell’azione altamente erotica
girata dal protagonista.
Vengono introdotte alcune novità come l’approccio gonzo dove i costi di produzione sono bassissimi e l’esagerato realismo del girato
permette ancora una volta ai fruitori del porno di immedesimarsi nell’esperienza
narrata e visualizzata. Di questo stesso filone sono anche i film amateurs e quelli definiti castings. I primi rappresentano ipotetiche scene girate dai performers come a rappresentare
possibili “spaccati” di vita quotidiana, i secondi, invece sono la rappresentazione
del “dietro le quinte” dove l’immagine hard è caratterizzata dalla scelta di eventuali protagonisti anche alle prime armi.
Come evidenziato da Adamo (2004) Gonzo, Casting e Amateur possono essere la rappresentazione di un unico modello stilistico: all sex. Questi “girati” hanno la caratteristica di essere “seriali” e spesso rappresentati
semplicemente dalla camera da letto all’interno della messa in scena.
Il nuovo millennio si è imposto con ulteriori trasformazioni sia da un punto
di vista stilistico che divulgativo. Le videocassette diventano CD e la fruibilità
tipica del videonoleggio lascia il testimone ad Internet. Per quanto riguarda
le caratteristiche del porno contemporaneo è utile riconoscere una tendenza al
ritorno dell’estremo, che però non vuole essere semplicemente l’espressione dei
film girati con dovizia di particolari e trama narrativa tipiche degli anni '70.
Oggi l’estremo spesso rappresenta la “vera” trasgressione: filmati legati ad alcune
forme di tipo parafilico (urofilia, gerontofilia, incesto, feticismo etc.), come
anche l’espressione di un particolare atteggiamento più violento, umiliante (lo
stupro di gruppo). Inoltre hanno trovato particolare spazio e consenso pratiche
come la gang bang, il bukkake, il blow job a soffocamento, la doppia e tripla penetrazione etc. L’aspetto realistico è sicuramente quello più ricercato
e l’idea della rappresentazione di poche donne consenzienti, ma sottomesse da
un gruppo spesso particolarmente numeroso di uomini (anche 100) tende a promuovere
una costante: l’idea del maschio violento e sopraffattore.
Femminismo anti-porno e Porno-libertà
Proprio sulla base del maschio violento e sopraffattore nascono, nella seconda
metà degli anni ’70, associazioni di femministe come la Women against Violence
in Pornography and the Media (WAVPM), che rivendicavano principalmente il diritto
alle donne di poter camminare sicure nelle strade di notte come di giorno. Le
femministe “anti-porno” rimarcavano che un certo linguaggio dei filmati hard con
evidenti componenti violente e sadiche andavano a proporre agli uomini modelli
di comportamento tendenzialmente “razzisti”. La critica delle femministe rivolta
al porno era strettamente indirizzata agli uomini che potevano godere di una subordinazione,
quindi di una discriminazione delle stesse donne. La pornografia veniva vista
come un contributo alla divulgazione, quindi alla probabile imposizione di un’etica
sessuale orientata verso stereotipi e false credenze tutte al maschile, che, all’interno
della cultura e della società maschiliste si qualificava come una concreta violazione
dei diritti civili delle donne.
Ma il periodo rivoluzionario delle lotte femministe anti-porno viene improvvisamente
e brillantemente “contrastato” da una giovanissima francese Ovidie Becht, che
nel 2002, per mezzo di un breve saggio dal titolo importante quale Porno Manifesto, introdusse una visione “femminista” totalmente rovesciata e definita pro-sex.
Ovidie osservò che l’immagine squallida e antiquata di un femminismo particolarmente
ancorato e fossilizzato nella ricerca della parità tra i sessi poteva chiudere
ed impaurire maggiormente le donne. In quanto porno attrice cercò di dare luce
e visibilità alla sua scelta, all’idea che la “lavoratrice del sesso”, come solitamente
vengono definite le performers, meritino uno statuto e una considerazione diversa da quel comune senso del
torrido e del proibito che le accompagnano.
Porno Manifesto vuole essere una specie di “guida” che, proprio perché scritto
da una “lavoratrice del sesso”, da un lato rappresenta la “liberazione delle donne”
in quanto “rivendicazione sessuale”, ma dall’altro diventa una spina nel fianco
per molte di quelle stesse donne (femministe) sicure di una “sana ortodossia proibizionista”.
All’interno del breve saggio Ovidie cerca di andare in difesa della pornografia
analizzando tutti quei discorsi che, stereotipicamente attaccano e accusano il
concetto dell’hard. Alcuni esempi sono: Pornografia = Pedofilia, oppure Pornografia = Prostituzione e ancora Pornografia = Degrado. L’obiettivo di Porno Manifesto non vuole essere quello di “proporre una revisione
completa del femminismo moderno, ma piuttosto di proporre un’analisi femminista
in favore della pornografia visiva” (Ovidie, 2003). L’idea di una “libera sessualità”
è importante e necessaria allo stesso tempo come pure pericolosa se non impostata
in modo “filogeneticamente” educativo nei confronti del contesto socio-culturale
di appartenenza.
La situazione italiana
In Italia come rimarcato anche nell’ultimo rapporto EURISPES (IV) sulla Pornografia
(2005) le leggi relative alla produzione e divulgazione dei filmati Hard sono
controverse e spesso poco chiare, come solitamente accade per le leggi italiane,
sono interpretabili.
Legalmente la diffusione di opere pornografiche in Italia potrebbe integrare
la fattispecie criminosa di cui agli articoli 528, 529 e 725 del codice penale.
Art. 528 Pubblicazioni e spettacoli osceni: Chiunque, allo scopo di farne commercio o distribuzione ovvero di esporli pubblicamente,
fabbrica, introduce nel territorio dello Stato, acquista, detiene, esporta, ovvero
mette in circolazione scritti, disegni, immagini od altri atti osceni di qualsiasi
specie, è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni e con la multa non inferiore
a lire duecentomila. Alla stessa pena soggiace chi fa commercio, anche se clandestino,
degli oggetti indicati nella disposizione precedente, ovvero li distribuisce o
espone pubblicamente. Tale pena si applica inoltre a chi: 1) adopera qualsiasi
mezzo di pubblicità atto a favorire la circolazione o il commercio degli oggetti
indicati nella prima parte di questo articolo; 2) da' pubblici spettacoli teatrali
o cinematografici, ovvero audizioni o recitazioni pubbliche, che abbiano carattere
di oscenità. Nel caso preveduto dal n. 2, la pena è aumentata se il fatto è commesso
nonostante il divieto dell'Autorità.
Art. 529 Atti e oggetti osceni: Agli effetti della legge penale, si considerano "osceni" gli atti e gli oggetti,
che, secondo il comune sentimento, offendono il pudore. Non si considera oscena
l'opera d'arte o l'opera di scienza, salvo, che, per motivo diverso da quello
di studio, sia offerta in vendita, venduta o comunque procurata a persona minore
degli anni diciotto.
Art. 725 Commercio di scritti, disegni o altri oggetti contrari alla pubblica decenza:
Chiunque espone alla pubblica vista o, in luogo pubblico o aperto al pubblico,
offre in vendita o distribuisce scritti, disegni o qualsiasi altro oggetto figurato,
che offende la pubblica decenza, è punito con l'ammenda da lire ventimila a due
milioni.
Nonostante un'interpretazione letterale della legge potrebbe portare a pensare
che nel paese sia vietata la diffusione di opere pornografiche, o che tutto dipenda
dall'interpretazione soggettiva di "osceno" data dai giudici, di fatto al giorno d'oggi la sua applicazione si rivela tollerante,
situazione simile a quella di altri stati europei con legislazioni analoghe. Per
quello che riguarda invece la trasmissione televisiva, in Italia è vietato trasmettere
in chiaro via etere contenuti vietati ai minori di anni 18 (tra cui ovviamente
rientrano i film e gli spettacoli pornografici), mentre quelli vietati ai minori
di anni 14 o comunque contenenti scene di sesso particolarmente forti, possono
essere trasmessi solo in seconda serata. Questo è regolato dalle seguenti leggi:
Legge 6 agosto 1990, N. 223, Disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico
e privato
Art. 15
10. È vietata la trasmissione di programmi che possano nuocere allo sviluppo
psichico o morale dei minori, che contengano scene di violenza gratuita o pornografiche,
che inducano ad atteggiamenti di intolleranza basati su differenze di razza, sesso,
religione o nazionalità.
11. È comunque vietata la trasmissione di film ai quali sia stato negato il nulla
osta per la proiezione o la rappresentazione in pubblico oppure siano stati vietati
ai minori di anni diciotto
13. I film vietati ai minori di anni quattordici non possono essere trasmessi
né integralmente né parzialmente prima delle ore 22.30 e dopo le ore 7
Legge 30 maggio 1995, n. 203, Riordino delle funzioni in materia di turismo,
spettacolo e sport
Art. 3
4. La trasmissione televisiva di opere a soggetto e film prodotti per la televisione
che contengano immagini di sesso o di violenza tali da poter incidere negativamente
sulla sensibilità dei minori, è ammessa, salvo restando quanto disposto dall'articolo
15, commi 10, 11 e 12, e dall'articolo 30 della legge 6 agosto 1990, n. 223, solo
nella fascia oraria fra le 23 e le 7. È da notare che alcuni film erotici dotati
di trama sono a volte distribuiti in due versioni, una integrale vietata ai minori
di 18 anni e una rimontata senza le scene di sesso esplicito vietata ai minori
di 14 anni, per permettere l'eventuale trasmissione di quest'ultima nei palinsesti
serali/notturni delle reti televisive in chiaro.
Di recente il senatore Butti ha proposto un “disegno di legge” Norme per la corretta utilizzazione della rete INTERNET a tutela dei minori (N. 664, 2008), dove si è espresso non solo sulla delicata questione della pedopornografia
in generale e nello specifico di quella on-line, ma anche sulla possibilità di
vietare l’istituzione di siti nella rete internet i cui contenuti sono finalizzati
direttamente o indirettamente, come descritto nell’articolo 1 al punto c: “alla
divulgazione o alla pubblicizzazione di materiale pornografico (…)” rischiando
di fare non solo confusione, ma come al solito proponendo una certa ortodossia
di tipo proibizionista.
Senza entrare troppo in merito nella questione legislativa la sensazione rimanda
come al solito forme di paura e disagio relative ad un tema delicato e allo stesso
tempo fortemente presente quale quello della pornografie che, insindacabilmente
rappresenta l’espressione “comune” della possibile conoscenza dell’esperienza
sessuale.
Piuttosto che soffermarsi sulla manifestazione di positivo e negativo legato
al concetto dell’hard potrebbe essere necessario riconoscere l’importanza di promuovere
una salute sessuale strettamente connessa al concetto più ampio di educazione
sessuo-affettivo-relazionale: ancora oggi inesistente.
Conclusioni
Fintanto che esisteranno uomini “importanti” e spesso appartenenti al Clero,
quindi con una visione estremamente “impoverita” dell’esperienza erotico-sessuale,
purtroppo continueremo ad ascoltare affermazioni come quella di seguito riportata
ed espressa pubblicamente alla presentazione del IV rapporto EURISPES sulla pornografia
del 2005.
“La pornografia si basa sullo sfruttamento delle persone, crea atteggiamenti
anti-sociali, annulla il senso morale e non può portare a relazioni mature, poiché
si basa sull’egoismo e crea una forte dipendenza”
Patrick Foley presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni
Ognuno è libero di pensare ed esprimere le proprie opinioni. Credo però, che
imparare a rispettare la libertà degli altri limitando i giudizi ed evitando la
formazione di false credenze, nonché di invalidanti stereotipi, possa rappresentare
non solo il vero senso del rispetto, ma anche l’umiltà di appartenere al genere
umano.
In quanto psicoterapeuta e sessuologo sono convinto che molte delle forme di
dipendenza oggi associate ad Internet e alla pornografia siano l’espressione di
una sessuofobia interiorizzata, regolarmente stimolata dalla visione collettiva di una società impoverita,
estremamente direzionata da un potere inafferrabile e difficile da contrastare,
che costantemente impone, ingannando, una falsa apparente “libertà”.
La sessualità e tutto quello che vi appartiene sono l’espressione fondamentale
e “naturale” di un’energia “interna” all’individuo che, se repressa o canalizzata
in modo non chiaro, porta lo stesso a forme disfunzionali e/o invalidanti.
Educare alla sessualità diventa l’unico vero spiraglio di luce!
Bibliografia
Adamo, P., (2004), Il Porno di Massa. Percorsi dell’hard contemporaneo, Raffello Cortina Editore, Milano
Butti, A., (2008), “Disegno di legge: Norme per la corretta utilizzazione della rete Internet a tutela
dei minori”, Senato della Repubblica XVI Legislatura, n° 664
Eurispes, (2005), IV Rapporto sulla pornografia
Ovidie, (2003), Porno Manifesto. Storia di una passione proibita, Baldini Castoldi Dalai, Milano
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