SESSO IN ETA' PRECOCE
SESSO IN ETA' PRECOCE
L’adolescenza, il periodo che va dai 12 ai 17 anni di età, è la fase determinante
nello sviluppo di un individuo ed è anche quello in cui avviene la scoperta del
sesso, con tutti gli interrogativi ad esso connessi. È questo anche il periodo
nel quale i giovanissimi iniziano a considerare quali comportamenti sessuali possono
essere piacevoli, moralmente accettabili e appropriati per la loro età. È ormai
statisticamente provato che nella prima adolescenza una sessualità attiva può
essere dannosa sia sotto il profilo psicologico che fisico. Il fenomeno della
sessualità attiva precoce, d’altra parte, dimostra come il sesso sia presente
nella vita degli adolescenti ancora prima che essi siano preparati alle sue conseguenze.
In Italia, secondo i dati diffusi dagli specialisti del Congresso Europeo di
ginecologia pediatrica e adolescenziale, la “prima volta” delle adolescenti italiane
si verifica mediamente all’età di 17 anni, con un trend in crescita rispetto al
passato, cui si accompagna anche la constatazione di una maggiore maturità sessuale.
Tale dato, però, è da rapportare ad una situazione formativa e familiare normale,
escludendo quindi tutte quelle situazioni di disagio nelle quali sono più frequenti
comportamenti anomali rispetto ad una media che è in linea con la statistica europea
ma che risulta superiore a quella, per esempio, degli Stati Uniti. Qui, infatti,
il fenomeno della sessualità precoce è avvertito sensibilmente, soprattutto nelle
comunità afroamericane e in quelle ispaniche. Con conseguenti ricadute sul piano
sanitario. Negli Stati Uniti, ogni anno, un caso di malattia trasmessa per via
sessuale ogni quattro è da imputare ad uno o ad una adolescente sessualmente attivo/a.
La percentuale di gravidanze tra i minorenni è la più alta tra tutti i paesi civilizzati.
Gravidanze non pianificate e malattie trasmesse per via sessuale sono inoltre
più comuni tra coloro che hanno iniziato molto presto l’attività sessuale, prima
cioè dei 16 anni di età. Uno studio reso pubblico nel 2001dallo Alan Guttmacher
Institute e curato dalla Dott.ssa Lydia O’Donnell aggiunge agli effetti descritti, la probabilità che chi ha iniziato a praticare
il sesso in giovanissima età possa avere molti partner sessuali, forzare uno o
una partner ad avere sesso contro la sua volontà, avere rapporti frequenti e assumere
alcool e stupefacenti prima o durante l’atto sessuale. In sostanza, i minorenni
che hanno iniziato molto presto a praticare sesso finiscono per adottare comportamenti
che li mettono in pericolo sotto il profilo della salute. Ma quali sono i fattori
che incoraggiano il rapporto sessuale precoce e quali sono in grado di ritardarli?
Il sesso in televisione
Esistono diversi elementi che possono portare un adolescente ad affrontare prematuramente
il rapporto sessuale completo, ma quello che viene più evocato, sia in ambito
familiare che in quello politico o pedagogico, è il mezzo televisivo. Ci sono
buone ragioni scientifiche per pensare che la televisione possa contribuire ad
una attività sessuale precoce. Il comportamento sessuale, infatti, è fortemente
influenzato dalla cultura e la televisione è parte integrante della cultura degli
adolescenti. Secondo studi effettuati negli Stati Uniti, gli adolescenti guardano
fino a 3 ore di televisione ogni giorno. Una indagine scientifica di un campione
rappresentativo di programmi andati in onda durante la stagione televisiva 2001-2002,
ha stabilito che il 64% di tutti i programmi televisivi contengono riferimenti
più o meno espliciti al sesso. Inoltre un programma televisivo su sette (14%)
include la descrizione di un rapporto sessuale. Questa alta esposizione dei giovanissimi
al sesso può incidere sulle convinzioni degli adolescenti in materia di norme
culturali. La TV può infatti creare l’illusione che il sesso sia più centrale
nella vita quotidiana di quanto non lo sia in realtà. L’esposizione ai modelli
sociali forniti dalla TV può anche alterare le opinioni rispetto alle probabili
conseguenze che comporta l’attività sessuale. Una teoria sociologica, infatti,
sostiene che gli adolescenti che vedono in televisione (o al cinema) personaggi
che hanno rapporti sessuali casuali senza conseguenze negative, sono maggiormente
inclini ad assumere gli stessi atteggiamenti nella vita reale. Sebbene la televisione
possa al contrario inibire l’attività sessuale illustrandone i rischi (sopratutto
la possibilità di contrarre una malattia virale o di affrontare una gravidanza
indesiderata), incoraggiare l’astinenza o promuovere l’opportunità del “sesso
sicuro”, essa svolge assai raramente questo compito, in una misura pari al 15%
dei programmi che presentano contenuti legati al sesso. Ha fatto molto discutere,
in questo senso, lo studio dalla Dott.ssa Rebecca Collins della RAND Corporation
di Santa Monica (California) pubblicato nel settembre 2004 sulla rivista “Pediatrics” che ha dimostrato come la televisione possa influenzare i giovanissimi nell’avere
rapporti sessuali in età precoce. Raccogliendo un segnale proveniente dall’Accademia
Americana dei Pediatri che ha collegato il fenomeno dei contenuti sessuali nei
programmi televisivi (anche non espliciti) a quello del sesso praticato in età
adolescenziale, la Dott.ssa Collins ed alcuni colleghi hanno indagato approfonditamente
il fenomeno su basi scientifiche, prendendo in esame per un periodo di due anni
un campione significativo di 1792 ragazzi e ragazze di età compresa tra i 12 e
i 17 anni.
Al campione di giovanissimi, eterogeneo per area di appartenenza,
è stato chiesto di raccontare le loro abitudini in fatto di televisione e le risposte
sono state confrontate con i risultati di una analisi scientifica dei programmi
televisivi per ricavarne metri di valutazione rispetto ai contenuti sessuali.
Il risultato finale attesta che il 90% degli adolescenti che guardano programma
televisivi ad alto contenuto sessuale ha una probabilità doppia di iniziare precocemente
l’attività sessuale rispetto a coloro che guardano la televisione in modo meno
assiduo. Un dato tanto più significativo se si pensa che i programmi cosiddetti
“a rischio” rispetto all’indagine, non erano solamente quelli che mostravano atti
sessuali ma anche quelli in cui il sesso veniva solo evocato verbalmente.
La prevenzione
Alla luce di un fenomeno che in Italia risulta circoscritto, ma che rischia di
esplodere in modo proporzionale alla presenza crescente di contenuti sessuali
nei programmi televisivi, risulta importante stimolare i genitori e le scuole
in direzione di un’opera di prevenzione che indirizzi l’iniziazione sessuale nella
prima adolescenza, rendendo consapevoli i ragazzi dei rischi ai quali espongono
se stessi e i propri partner. Ridurre la quantità di contenuti sessuali nei programmi
di intrattenimento, ridurre l’esposizione degli adolescenti a questi contenuti
ed offrire spiegazioni riguardo alle possibili conseguenze negative dell’attività
sessuale in giovanissima età potrebbe ritardare l’inizio dei rapporti completi
o non. In alternativa, i genitori di figli adolescenti potrebbero essere in grado
di contenere gli effetti negativi, guardando la televisione insieme a loro e discutendo
con loro sulle opinioni che hanno sul sesso e sulle situazioni che vengono rappresentate
nei programmi televisivi.
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